Quanto olio extravergine di oliva consumare al giorno?

Quanto olio extravergine di oliva consumare al giorno? L’olio extravergine di oliva è uno degli alimenti simbolo della dieta mediterranea, ma quanto dovremmo consumarne ogni giorno? Per un adulto sano, circa 2-3 cucchiai di olio extravergine di oliva al giorno possono rappresentare un riferimento pratico all’interno di un’alimentazione equilibrata. Non si tratta però di una quantità valida indistintamente per tutti: fabbisogno energetico, età, stile di vita e presenza di altri grassi nella dieta possono modificare la quantità appropriata. Il punto fondamentale è un altro: l’olio EVO è un alimento prezioso, ma rimane un grasso e possiede quindi un’elevata densità energetica. Qualità e quantità devono andare di pari passo. Quanto olio EVO al giorno? Partiamo dalla porzione Quando condiamo un’insalata o versiamo l’olio direttamente dalla bottiglia, è molto facile perdere la percezione della quantità utilizzata. Un riferimento può quindi essere il cucchiaio. La porzione standard indicata dalle Linee Guida per una Sana Alimentazione del CREA per l’olio extravergine di oliva è 10 ml, equivalenti indicativamente a un cucchiaio. Questo permette di tradurre il consumo quotidiano in qualcosa di concreto: 2 cucchiai corrispondono a circa 20 ml, mentre 3 cucchiai a circa 30 ml. Naturalmente bisogna considerare tutto l’olio utilizzato durante la giornata, non soltanto quello aggiunto a crudo nel piatto. Perché non bisogna esagerare con l’olio? Quando un alimento viene associato a un modello alimentare salutare può nascere un equivoco: pensare che sia possibile consumarlo senza prestare attenzione alle quantità. Con l’olio non funziona così. Un cucchiaio di olio apporta indicativamente circa 90 kcal. Tre cucchiai rappresentano quindi circa 270 kcal. Questo non significa che bisogna avere paura delle calorie dell’extravergine, ma che è importante inserirlo nel corretto equilibrio della dieta. L’olio EVO dovrebbe essere considerato una vera materia prima e non un condimento da aggiungere senza misura. La domanda corretta, quindi, non è soltanto “quanto olio posso mangiare?”, ma: quanto olio è coerente con la mia alimentazione complessiva? L’olio extravergine può essere consumato ogni giorno? Sì. L’olio extravergine di oliva può essere utilizzato quotidianamente e rappresenta il principale grasso da condimento nel modello della dieta mediterranea. L’importante è inserirlo in un’alimentazione varia ed equilibrata, tenendo conto delle altre fonti di grassi presenti durante la giornata. Frutta secca, formaggi, salumi, burro, salse e altri alimenti possono infatti contribuire all’apporto lipidico complessivo. Per questo non ha molto senso valutare l’olio isolatamente. Una persona che utilizza due cucchiai di EVO ma consuma molti altri alimenti ricchi di grassi avrà un equilibrio differente rispetto a chi utilizza la stessa quantità all’interno di un’alimentazione prevalentemente basata su verdure, cereali, legumi, pesce e altri alimenti tipici della dieta mediterranea. Meglio consumare l’olio extravergine a crudo? Utilizzare un buon extravergine a crudo è uno dei modi più semplici per apprezzarne profumi e caratteristiche sensoriali. Pensa alla differenza che può fare un filo di EVO su una bruschetta, un piatto di legumi, una vellutata, delle verdure oppure una semplice fetta di pane. A crudo l’olio non svolge soltanto la funzione di condimento: contribuisce direttamente all’esperienza gustativa. Questo diventa ancora più evidente quando scegliamo extravergini con caratteristiche riconoscibili, legate alla cultivar e al territorio di provenienza. Ma l’olio extravergine può essere utilizzato anche in cucina. Non bisogna quindi interpretare il consumo “a crudo” come l’unica modalità possibile. Due o tre cucchiai: come distribuirli durante la giornata? Non esiste una distribuzione obbligatoria. Una strategia semplice consiste nell’utilizzare l’olio nei pasti principali, dosandolo invece di versarlo liberamente dalla bottiglia. Per esempio, puoi usarne una parte per condire le verdure a pranzo, una parte nella preparazione di un piatto e una parte a cena su legumi, pesce, verdure o altre pietanze. La vera differenza la fa la consapevolezza. Misurare l’olio almeno per qualche giorno può essere molto utile per capire quanto ne utilizzi realmente. Quel “filo d’olio” che versiamo senza pensarci potrebbe essere molto più abbondante di quanto immaginiamo. Olio EVO e dieta: conta solo la quantità? No. Parlare esclusivamente di quantità rischia di raccontare soltanto metà della storia. Conta anche quale olio scegliamo. Un extravergine di qualità nasce da olive sane e da una filiera attenta, dalla gestione dell’uliveto fino alla raccolta, alla trasformazione e alla conservazione. Anche cultivar e territorio contribuiscono alla personalità del prodotto. In Puglia, per esempio, la Coratina è una delle cultivar più rappresentative e può dare origine a extravergini dal profilo deciso, nei quali emergono sensazioni fruttate, amare e piccanti. Scegliere consapevolmente significa quindi prestare attenzione sia alla quantità utilizzata sia alle caratteristiche del prodotto che portiamo ogni giorno a tavola. Amaro e piccante significano che l’olio fa male? No. Quando assaggiamo un olio extravergine, soprattutto se siamo abituati a prodotti molto delicati, possiamo essere sorpresi dalle sensazioni di amaro e piccante. Queste caratteristiche non devono essere confuse automaticamente con difetti dell’olio. Sono attributi sensoriali che possono essere particolarmente evidenti in alcune cultivar. La Coratina, profondamente legata al territorio pugliese, è un esempio di oliva capace di dare vita a extravergini dalla personalità importante. Imparare a conoscere l’olio significa anche superare l’idea che un EVO debba necessariamente essere neutro. Olio extravergine e calorie: bisogna ridurlo quando si vuole perdere peso? L’olio è energeticamente denso e le quantità devono essere considerate nel bilancio complessivo dell’alimentazione. Questo, però, non significa che eliminarlo automaticamente sia la scelta corretta. È più utile ragionare sull’intera dieta e sulle porzioni, evitando di considerare un singolo alimento come responsabile del risultato. Le esigenze nutrizionali variano inoltre da persona a persona. Quando esistono obiettivi specifici di perdita di peso, condizioni cliniche o esigenze nutrizionali particolari, la quantità appropriata dovrebbe essere valutata con un medico o un professionista della nutrizione. Come evitare di consumare troppo olio senza accorgersene? Il primo passo è semplice: imparare a dosarlo. Versare direttamente dalla bottiglia rende difficile capire quanto olio stiamo realmente utilizzando. Un cucchiaio permette invece di avere un riferimento immediato. Anche la qualità può cambiare il nostro rapporto con il prodotto. Quando scegliamo un EVO con profumi e caratteristiche sensoriali riconoscibili, possiamo iniziare a considerarlo come un ingrediente da assaporare e abbinare, anziché come qualcosa da
Olio fruttato leggero, medio o intenso: quale scegliere?

Olio fruttato leggero, medio o intenso: quale scegliere? Leggero, medio o intenso? Quando si sceglie un olio extravergine di oliva, il livello di fruttato è uno degli elementi più importanti da considerare perché influenza profumo, gusto e soprattutto il modo in cui l’olio dialoga con gli altri ingredienti. La scelta dipende principalmente da cosa vuoi preparare e dal risultato che vuoi ottenere: un fruttato leggero accompagna il piatto con discrezione, un fruttato medio offre maggiore carattere mantenendo equilibrio, mentre un olio dal profilo intenso diventa spesso protagonista dell’esperienza gustativa. Non significa, quindi, che un olio intenso sia necessariamente migliore di uno leggero. Sono espressioni differenti dell’olio extravergine e possono trovare utilizzi diversi in cucina. Cosa significa “fruttato” nell’olio extravergine? Partiamo da un equivoco piuttosto comune: quando parliamo di olio fruttato non intendiamo necessariamente un olio dal sapore dolce o che ricorda genericamente la frutta. Il fruttato è l’insieme delle sensazioni olfattive caratteristiche dell’olio ottenuto da olive sane e fresche. Può ricordare l’oliva, le erbe, la mandorla, il carciofo e altri elementi vegetali, con caratteristiche differenti a seconda della cultivar, del territorio, del grado di maturazione delle olive e del processo produttivo. L’intensità con cui queste sensazioni vengono percepite permette di distinguere, semplificando, tra oli dal fruttato leggero, medio o intenso. Capire questa differenza aiuta a scegliere l’olio non soltanto in base alle proprie preferenze, ma anche in funzione degli abbinamenti. Olio fruttato leggero: quando sceglierlo? Un olio extravergine dal fruttato leggero presenta un profilo aromatico delicato. Non significa che abbia meno qualità. Significa semplicemente che le sue caratteristiche sensoriali sono meno pronunciate e possono accompagnare gli ingredienti senza modificarne eccessivamente l’equilibrio. Può essere una buona scelta quando prepari pietanze delicate, ad esempio pesce, verdure dal gusto leggero, insalate, carni bianche o preparazioni nelle quali desideri che l’olio rimanga una presenza elegante e discreta. È inoltre indicato per chi si sta avvicinando agli extravergini di qualità ma preferisce inizialmente un gusto meno deciso. In casa Pellegrino, Commensalia rappresenta un esempio interessante di questo approccio: nasce dall’incontro tra Coratina, Peranzana e Caroleo e presenta un fruttato lieve, con una delicata sensazione di frutto maturo e un retrogusto amaro molto leggero. Olio fruttato medio: equilibrio e versatilità Il fruttato medio è probabilmente la soluzione più versatile per chi desidera un olio capace di farsi riconoscere senza necessariamente dominare il piatto. Le sensazioni aromatiche diventano più evidenti e l’olio acquisisce maggiore personalità. È particolarmente interessante sulle pietanze della cucina mediterranea: legumi, verdure, bruschette, zuppe, primi piatti, carni e molte preparazioni della tradizione pugliese. Un esempio è La Spineta DOP Terra di Bari – Castel del Monte, ottenuto esclusivamente da olive Coratina. Il suo profilo presenta il fruttato dell’oliva appena franta, accompagnato da un leggero retrogusto amaro e da piacevoli rotondità. La Coratina permette infatti di ottenere extravergini dal carattere riconoscibile, nei quali amaro e piccante possono diventare parte integrante dell’esperienza sensoriale. E il fruttato intenso? Quando il fruttato diventa intenso, l’olio acquista una presenza importante nel piatto. Profumi e sensazioni sono più marcati e possono accompagnarsi a note amare e piccanti altrettanto riconoscibili, a seconda della cultivar e delle caratteristiche specifiche dell’olio. Un EVO con questo profilo può essere particolarmente interessante con alimenti dalla struttura importante: legumi, zuppe rustiche, verdure dal gusto deciso, bruschette, carni rosse e piatti nei quali l’olio utilizzato a crudo deve contribuire in maniera evidente al risultato finale. In questi casi l’olio smette quasi di essere percepito come semplice condimento. Diventa uno degli ingredienti principali del piatto. Fruttato intenso significa olio migliore? No. È uno degli errori più frequenti nella scelta dell’olio. L’intensità del fruttato non rappresenta una scala di qualità in cui “intenso” equivale automaticamente a “migliore”. Un eccellente olio dal fruttato leggero può essere più adatto di un olio intenso quando viene utilizzato su una preparazione delicata. Allo stesso modo, un EVO con maggiore struttura può valorizzare un piatto che rischierebbe di coprire completamente un olio più delicato. La vera domanda da porsi è quindi: quale olio riesce a creare il miglior equilibrio con quello che sto mangiando? È esattamente come accade con il vino: non sceglieresti sempre lo stesso vino indipendentemente dal piatto. Anche l’olio può essere scelto e abbinato in funzione delle sue caratteristiche sensoriali. Fruttato, amaro e piccante: sono la stessa cosa? No, ed è importante distinguerli. Il fruttato riguarda principalmente le sensazioni olfattive che ricordano l’oliva e altre note vegetali. Amaro e piccante sono invece caratteristiche sensoriali differenti che possono essere presenti nell’olio con intensità diverse. Questo significa che definire un EVO semplicemente “forte” può essere riduttivo. Imparare ad assaggiare l’olio significa riconoscere le diverse sensazioni e capire come interagiscono tra loro. In particolare, chi assaggia per la prima volta un olio ottenuto da Coratina può rimanere sorpreso dalla presenza dell’amaro e del piccante. Non bisogna considerarli automaticamente elementi negativi: fanno parte della personalità che può caratterizzare questa cultivar. Come scegliere l’olio in base al piatto? Puoi partire da una regola semplice: più delicato è il piatto, più delicato può essere l’olio; aumentando la struttura della preparazione, puoi scegliere un EVO dalla personalità più marcata. Un’insalata delicata o una preparazione a base di pesce può trovare equilibrio con un fruttato leggero. Su verdure, primi piatti, bruschette e preparazioni mediterranee puoi sperimentare un fruttato medio. Legumi, zuppe rustiche, verdure di campo e carni possono invece sostenere oli più strutturati e intensi. Non considerarla una regola rigida. La cucina è anche sperimentazione e gusto personale. Provare lo stesso piatto con oli differenti è uno dei modi migliori per comprendere quanto l’extravergine possa cambiare l’esperienza finale. La cultivar conta nella scelta dell’olio? Sì. Dietro il profilo sensoriale di un extravergine c’è anche la varietà di oliva utilizzata. La Coratina, profondamente legata al territorio pugliese e in particolare all’area compresa tra Bari, Andria, Barletta e Corato, è conosciuta per la capacità di dare vita a oli dalla forte personalità. Per questo conoscere la cultivar riportata sull’etichetta può aiutarti a prevedere, almeno in parte, ciò che troverai nel bicchiere o nel piatto. Ma non è l’unico elemento. Territorio,
Miglior olio extravergine di oliva pugliese: cosa controllare davvero

Come riconoscere un olio extravergine di oliva di qualità: cosa controllare davvero L’olio extravergine di oliva è uno dei prodotti simbolo della cultura alimentare italiana, ma non tutti gli oli presenti sul mercato sono uguali. Origine, freschezza, lavorazione, conservazione e caratteristiche sensoriali possono fare una grande differenza. Per questo, prima di acquistare un olio EVO, vale la pena sapere quali elementi osservare. Da dove partire? Dall’etichetta L’etichetta è la carta d’identità dell’olio e rappresenta uno dei primi strumenti a disposizione del consumatore. Un olio venduto regolarmente deve riportare le informazioni previste dalla normativa. Diffidare dell’olio commercializzato in contenitori anonimi o privi di un’etichettatura adeguata è quindi una buona regola: senza informazioni verificabili diventa molto più difficile conoscere origine, caratteristiche e soggetto responsabile del prodotto. Un produttore serio non ha interesse a nascondere ciò che vende. Al contrario, provenienza e tracciabilità diventano elementi attraverso cui raccontare il valore dell’olio. Olio italiano, comunitario o miscela: attenzione all’origine Uno degli aspetti da verificare è proprio l’origine. La dicitura relativa all’origine permette di capire se l’olio deriva da olive raccolte e lavorate in Italia oppure se si tratta di oli provenienti da altri Paesi dell’Unione Europea o da Paesi extra UE. È importante chiarire un punto: la provenienza geografica, da sola, non determina automaticamente la qualità di un olio. Anche fuori dall’Italia possono essere prodotti ottimi extravergini. Tuttavia, conoscere l’origine consente al consumatore di effettuare una scelta più consapevole e, quando cerca un prodotto italiano, di verificare che lo sia effettivamente. Nel caso di un EVO italiano, cerca quindi in etichetta un’indicazione di origine che attesti la provenienza italiana delle olive e della produzione dell’olio. Campagna o annata di raccolta: perché è importante Un altro elemento interessante è l’indicazione della campagna di raccolta. L’olio extravergine non migliora invecchiando. Con il passare del tempo tende progressivamente a perdere profumi, intensità e parte delle proprie caratteristiche originarie. Sapere a quale raccolta appartiene aiuta quindi a valutarne la freschezza. Attenzione, però: l’assenza dell’annata in etichetta non permette, da sola, di concludere che un olio sia necessariamente vecchio o di scarsa qualità. La sua indicazione è disciplinata da regole specifiche e non va confusa con il termine minimo di conservazione. Quando presente, tuttavia, la campagna di raccolta rappresenta un’informazione utile per chi vuole conoscere meglio ciò che sta acquistando. Il termine minimo di conservazione non è l’unica cosa da guardare Controllare la data indicata sulla confezione è importante, ma non basta. Due oli con lo stesso termine minimo di conservazione possono avere caratteristiche molto diverse in funzione delle olive utilizzate, del momento della raccolta, del processo di estrazione e delle condizioni nelle quali sono stati conservati. La freschezza di un buon extravergine nasce da tutta la filiera: dall’oliva al frantoio, fino alla bottiglia che arriva sulla tua tavola. Il vero test arriva con l’assaggio L’etichetta racconta molto, ma un olio EVO di qualità deve convincere anche attraverso i sensi. Versane una piccola quantità in un bicchiere e concentrati innanzitutto sul profumo. Un buon extravergine può richiamare sensazioni di oliva fresca, erba appena tagliata, mandorla, carciofo, pomodoro o altre note vegetali, con caratteristiche differenti in base alla cultivar e al territorio. All’assaggio presta attenzione soprattutto a due sensazioni: amaro e piccante. Non sono necessariamente difetti. Al contrario, quando equilibrati e coerenti con la tipologia di olio, sono caratteristiche positive dell’extravergine e possono essere associate alla presenza di composti fenolici. Un olio completamente piatto, privo di profumi e personalità, merita invece maggiore attenzione. Il colore non dice se un olio è buono Verde intenso significa olio migliore? Non necessariamente. Il colore può dipendere dalla varietà delle olive, dal grado di maturazione, dalla presenza di pigmenti naturali e da altri fattori. Non è un parametro affidabile per stabilire la qualità di un extravergine. Non a caso, nelle degustazioni professionali vengono utilizzati bicchieri colorati proprio per evitare che l’aspetto visivo condizioni il giudizio. Attenzione ai difetti: rancido, muffa e sentori sgradevoli Un olio extravergine di qualità deve essere privo di difetti sensoriali. Uno dei più facilmente riconoscibili è il rancido, che può ricordare grassi ossidati o frutta secca deteriorata. Possono inoltre comparire sentori sgradevoli derivanti da olive conservate male prima della lavorazione o da processi produttivi e conservativi non adeguati. Un EVO di qualità dovrebbe invece comunicare freschezza, pulizia aromatica e una precisa identità. Anche la confezione conta Luce, calore, aria e tempo sono nemici dell’olio. Per questo motivo la confezione e la conservazione hanno un ruolo importante. Bottiglie di vetro scuro e contenitori idonei aiutano a proteggere il prodotto dalla luce. Dopo l’apertura, è consigliabile richiudere bene la confezione e conservarla lontano da fonti di calore. Tenere una bottiglia accanto ai fornelli, per quanto comodo, non è la soluzione migliore. Il prezzo può essere un campanello d’allarme Produrre un olio extravergine di oliva richiede olive, raccolta, trasporto, molitura, stoccaggio, confezionamento, controlli e lavoro. Per questo un prezzo eccezionalmente basso dovrebbe spingere il consumatore a verificare con maggiore attenzione ciò che sta acquistando, soprattutto quando viene associato a promesse di qualità elevatissima, origine italiana e lavorazioni artigianali. Il prezzo da solo non certifica la qualità, ma deve essere coerente con il prodotto e con la sua filiera. Comprare direttamente dal produttore aiuta a conoscere l’olio Quando possibile, acquistare direttamente da un produttore o da un frantoio offre un vantaggio importante: poter conoscere la storia del prodotto. Puoi chiedere quali cultivar vengono utilizzate, dove si trovano gli oliveti, quando vengono raccolte le olive, come avviene la lavorazione e come viene conservato l’olio. È proprio questo rapporto diretto con il territorio che caratterizza la filosofia dell’Azienda Agricola Pellegrino: conoscere l’origine dell’olio significa comprendere il percorso che parte dall’oliva e arriva sulla tavola. Ancora meglio quando il frantoio può essere visitato: vedere dove nasce l’olio e confrontarsi con chi lo produce trasforma l’acquisto in una scelta più consapevole. Come riconoscere un olio EVO di qualità in pochi secondi? Prima dell’acquisto controlla etichetta, origine, informazioni sulla produzione e termine minimo di conservazione. Valuta l’affidabilità del produttore e preferisci confezioni che proteggano correttamente l’olio. Dopo l’apertura
Miglior olio extravergine di oliva pugliese: come riconoscere la vera qualità

Miglior olio extravergine di oliva pugliese: come riconoscere la vera qualità Il miglior olio extravergine di oliva pugliese non è semplicemente quello che ha vinto più premi o che costa di più. È quello che nasce da olive coltivate nel proprio territorio, raccolte nel momento giusto e trasformate in frantoio nel giro di poche ore, nel pieno rispetto della materia prima. Quando scegli un olio extravergine di oliva pugliese, stai scegliendo un pezzo di territorio. La Puglia non è soltanto la regione con il maggior numero di ulivi in Italia: è una terra che ha costruito la propria identità gastronomica attorno all’olio, capace di esaltare ogni ingrediente senza coprirne il sapore. Come riconoscere un ottimo olio extravergine di oliva pugliese Se stai cercando un olio extravergine di oliva pugliese di alta qualità, ci sono alcuni elementi che non possono mancare. Le olive devono essere tipiche del territorio La natura segue un equilibrio perfetto. Ogni territorio produce alimenti che si sposano naturalmente tra loro. In Puglia, le cime di rapa, i broccoli, i carciofi, la rucola e i lampascioni trovano il loro miglior alleato in un olio extravergine ottenuto dalle cultivar autoctone pugliesi. Le olive raccontano il luogo in cui crescono. Il clima, il terreno e le tradizioni agricole contribuiscono a creare caratteristiche organolettiche uniche che non possono essere replicate altrove. Per questo motivo, il miglior olio extravergine pugliese è sempre profondamente legato al proprio territorio di origine. Dal campo al frantoio: il vero segreto della qualità La qualità di un olio extravergine non nasce in bottiglia, ma molto prima. Un grande olio nasce da: olive raccolte al giusto grado di maturazione;lavorazioni rapide dopo la raccolta; estrazione effettuata con tecnologie moderne e controllate; attenzione costante durante tutte le fasi produttive; conservazione ottimale del prodotto. Il frantoio rappresenta il cuore pulsante di questo processo. È qui che le olive vengono trasformate in un alimento prezioso, mantenendo intatte le proprie caratteristiche aromatiche e nutrizionali. Un produttore serio non ha nulla da nascondere. Al contrario, apre le porte della propria azienda, racconta il proprio lavoro e accompagna le persone alla scoperta del mondo dell’olio extravergine di oliva. Perché acquistare direttamente dal produttore Comprare olio extravergine direttamente dal produttore offre numerosi vantaggi. Maggiore freschezza L’olio arriva sulla tua tavola senza inutili passaggi intermedi. Questo significa poter acquistare un prodotto più fresco e con caratteristiche organolettiche preservate nel tempo. Prezzo corretto Acquistando direttamente da un’azienda agricola, paghi il reale valore del prodotto e del lavoro che c’è dietro, senza costi aggiuntivi legati alla distribuzione. Trasparenza assoluta Sai esattamente da dove provengono le olive, come vengono lavorate e quali pratiche agricole vengono adottate. Esperienza e formazione Un bravo produttore non vende semplicemente olio: ti insegna a riconoscerne la qualità. Ti spiega come degustarlo, quali profumi ricercare e come individuare eventuali difetti che un olio extravergine non dovrebbe mai presentare. Come assaggiare un olio extravergine di oliva Molti consumatori non hanno mai imparato a degustare correttamente un olio extravergine. Un olio di qualità si riconosce attraverso tre caratteristiche fondamentali: il fruttato, che richiama il profumo dell’oliva fresca; l’amaro, tipico degli oli ricchi di sostanze benefiche; il piccante, percepibile soprattutto in gola e indice della presenza di preziosi polifenoli. Un buon olio extravergine deve avere personalità. Se risulta completamente piatto, privo di profumi o eccessivamente dolce, probabilmente non stai degustando un prodotto di eccellenza. L’olio non deve essere anonimo: deve raccontare la sua storia fin dal primo assaggio. L’importanza della filiera corta Negli ultimi anni, sempre più consumatori stanno riscoprendo il valore della filiera corta. Sapere chi produce ciò che portiamo in tavola è diventato un elemento fondamentale nella scelta dei prodotti alimentari. Nel caso dell’olio extravergine di oliva, questo aspetto assume un valore ancora più importante. Visitare un’azienda agricola e il suo frantoio permette di comprendere quanto lavoro, competenza e passione si nascondano dietro ogni bottiglia. Il rapporto diretto con il produttore rappresenta una garanzia che nessuna etichetta potrà mai sostituire. Qual è davvero il miglior olio extravergine di oliva pugliese? Non esiste una risposta universale valida per tutti. Esiste però una risposta che mette d’accordo produttori, esperti assaggiatori e consumatori consapevoli. Il miglior olio extravergine di oliva pugliese è quello che: nasce da olive coltivate nel proprio territorio; viene prodotto in frantoio con processi controllati e rispettosi della materia prima; mantiene intatte le proprie caratteristiche organolettiche; viene acquistato direttamente da chi lo produce; racconta una storia fatta di tradizione, sostenibilità e qualità. Quando scegli un olio extravergine pugliese, non stai acquistando soltanto un condimento. Stai portando sulla tua tavola il lavoro di un’intera filiera agricola, il carattere di un territorio e la cultura gastronomica di una delle regioni più vocate al mondo per la produzione di olio. Perché scegliere l’olio dell’Azienda Agricola Pellegrino All’Azienda Agricola Pellegrino crediamo che la qualità non sia uno slogan, ma il risultato di scelte precise: coltivare il territorio con rispetto, selezionare le migliori olive e trasformarle preservandone tutta la ricchezza aromatica e nutrizionale. Per questo motivo, apriamo le porte della nostra azienda a chi desidera conoscere davvero il mondo dell’olio extravergine di oliva. Perché un grande olio non si racconta soltanto: si osserva, si assaggia e si vive.
L’IA come compagna di viaggio

Intelligenze al femminile nell’IA: la storia di Maria Teresa Pellegrino Per Maria Teresa Pellegrino, imprenditrice olearia di Andria e titolare dell’azienda familiare Pellegrino 1890 srl, innovare non significa abbandonare la tradizione, ma trovare nuovi strumenti per valorizzarla. di Fondazione Mondo Digitale È con questo spirito che ha partecipato al progetto Intelligenze al femminile nell’IA: competenze per imprenditrici e professioniste, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale ETS e finanziato dal Centre for Public Impact nell’ambito del Google.org AI Opportunity Fund [leggi la notizia Una comunità che aiuta le donne]. A distanza di alcuni mesi dalla conclusione del percorso formativo, Maria Teresa continua a usare quotidianamente le competenze acquisite grazie al corso Google AI Essentials, trasformando l’intelligenza artificiale in uno strumento concreto a supporto della sua attività imprenditoriale. Un percorso di apprendimento che continua La curiosità verso l’innovazione accompagna Maria Teresa da molti anni. Il suo percorso di formazione digitale è iniziato nel 2016 proprio grazie alle iniziative promosse da Google in collaborazione con il Punto Impresa Digitale della Camera di Commercio di Bari. Da allora ha continuato ad aggiornarsi, seguendo l’evoluzione degli strumenti digitali e cogliendo le opportunità offerte dalla formazione. “Mi sono sempre trovata bene. Mi piace il fatto che propongano strumenti accessibili, spiegati in modo semplice. Non ho mai avuto la sensazione che fossero cose troppo complicate o lontane dalla mia realtà”. Quando ha scoperto il progetto “Intelligenze al femminile nell’IA: competenze per imprenditrici e professioniste”, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale, ha deciso di partecipare senza esitazioni. “Ho trovato il corso facilissimo, divertente e molto utile”. Tra i principali benefici che Maria Teresa riconosce all’utilizzo dell’intelligenza artificiale c’è la possibilità di lavorare con maggiore autonomia. Uno degli esempi più significativi riguarda l’organizzazione di un evento aziendale. Grazie a Google Gemini, è riuscita a progettare il programma in pochissimo tempo. “Mi è bastato chiedere supporto all’intelligenza artificiale e in cinque minuti avevo già una struttura completa. L’evento è stato un successo enorme”. L’IA è diventata anche uno strumento quotidiano per la comunicazione della sua azienda. Oggi Maria Teresa gestisce in autonomia molte attività di marketing che in passato avrebbe affidato all’esterno. “Non mi rivolgo a un’agenzia di comunicazione da un’infinità di tempo perché lo faccio meglio io”. Un risultato che si traduce non solo in un risparmio economico, ma anche nella possibilità di controllare direttamente il racconto del proprio brand e dei valori che rappresenta. Uno degli usi più frequenti dell’intelligenza artificiale riguarda la revisione dei contenuti destinati ai social media, alle fiere e ai materiali promozionali. Nel tempo Maria Teresa ha definito per la sua azienda due archetipi di riferimento, il Ribelle e l’Angelo Custode, e usa Gemini per verificare che ogni testo sia coerente con questa identità. “Quando scrivo qualcosa, faccio sempre una verifica. Voglio che la comunicazione mantenga la stessa personalità in ogni contesto”. L’efficacia di questo lavoro è stata riconosciuta anche da professionisti del settore. Durante una fiera a Milano, diversi esperti di comunicazione si sono complimentati con lei per la coerenza e l’organicità dei contenuti aziendali. Un nuovo progetto tra tradizione e innovazione L’attenzione di Maria Teresa per la comunicazione e la valorizzazione del territorio si riflette anche in un progetto a cui sta lavorando da tempo: un libro di ricette dedicato all’olio e alle sue molteplici applicazioni in cucina. La pubblicazione, prevista entro la fine dell’anno, nasce dalla collaborazione con ristoratori e appassionati e ha l’obiettivo di raccontare il prodotto attraverso le esperienze e la cultura gastronomica del territorio. Per la stesura dei contenuti Maria Teresa ha scelto di affidarsi principalmente alla propria esperienza e alle persone coinvolte nel progetto. Ma non esclude che l’intelligenza artificiale possa avere un ruolo nelle fasi successive. “Per scrivere il libro non ho usato l’intelligenza artificiale. Però quando arriverà il momento di promuoverlo, mi darà sicuramente una mano”.Anche in questo caso, l’IA viene vista come uno strumento di supporto, da utilizzare quando serve, senza sostituire la creatività, le competenze e le relazioni che stanno alla base del progetto. Oltre i testi: esplorare nuove opportunità dell’IA Oggi Maria Teresa utilizza Google Gemini soprattutto per la scrittura e la revisione dei contenuti della sua azienda. Nel tempo ha costruito un dialogo efficace con lo strumento, che conosce già il tono di voce del brand e i riferimenti che guidano la comunicazione aziendale. Proprio per questo sente di essere pronta a fare un passo in più. “Con i testi ormai mi trovo molto bene. Mi piacerebbe frequentare un nuovo corso per capire quante altre opportunità offre l’intelligenza artificiale generativa”. Tra gli aspetti che vorrebbe approfondire ci sono anche le immagini generate dall’intelligenza artificiale. Non tanto perché le utilizzi già nel suo lavoro, quanto perché considera importante comprenderne potenzialità e limiti. In un contesto in cui contenuti sintetici e immagini realistiche sono sempre più diffusi, sviluppare la capacità di riconoscerli rappresenta una competenza sempre più importante. “Nel lavoro serve per capire quello che ti viene proposto e per non essere presi in giro. Ma vale anche nella vita privata: bisogna imparare a riconoscere ciò che è reale e ciò che non lo è”. Per questo continua a guardare con interesse a nuove opportunità formative che le permettano di comprendere meglio l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e i suoi possibili utilizzi. Una compagna di viaggio per il futuro Nata negli anni Sessanta, Maria Teresa osserva l’intelligenza artificiale con la prospettiva di chi ha attraversato diverse rivoluzioni tecnologiche. Ha visto arrivare il telefono nelle case, poi il computer, Internet e gli smartphone. Per questo guarda all’IA senza particolari timori. “Siamo passati da un mondo senza telefoni cellulari all’intelligenza artificiale. Perché dovremmo averne paura?”Per Maria Teresa, ogni innovazione porta con sé dubbi e resistenze iniziali. La differenza, però, la fanno la conoscenza e la capacità di sperimentare. È questo il valore che riconosce alla formazione: offrire gli strumenti per comprendere il cambiamento invece di subirlo.Oggi considera l’IA una risorsa che le permette di lavorare con maggiore autonomia e consapevolezza, senza sostituire la sua esperienza o il suo giudizio. “Per me è una compagna di viaggio. Mi aiuta, mi supporta, ma resto sempre io a decidere”. HOME PAGE BLOG
Slow Food Terra Madre Tropea

È stato un bellissimo appuntamento Quello organizzato da Slow Food Per l’Anteprima di Terramadre. È stato un interessantissimo appuntamento e molto ben organizzato, Quello proposto da ???? ???? ??? ?’????????? ?? ??????????. Un’occasione di incontro Tra produttori E ??????? ???????? ? ????????? Che visitavano ?? ????????? ?????̀ ?? ??????. L’interesse verso la nostra Unicità come territorio Ci ha riempito il cuore. ??? ?? ?? ?? ?? ??????, La città, Ha accolto ?’????????? ????? ????? ????, la tre giorni che celebra la ????????????̀ ????????, ??????? ? ?????????, e noi abbiamo parttecopato con picare. Dando il nostro contibuto al lavoro di SlowFood e del mondo del buon gusto e della qualità del cibo italiano di eccellenza. Al centro di ????????? ????? ????? ???? la mostra mercato. Sono 150 i produttori, provenienti da Calabria, Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia, e animano le piazze e le strade del centro, tra via Margherita di Savoia, via Libertà, Affaccio Raf Vallone, piazza Vittorio Veneto e piazza del Cannone. Ampio e variegato il ventaglio di prodotti tra cui scegliere HOME PAGE BLOG
TuttoFood 2026

https://youtube.com/shorts/prTsC5CY0yE?si=1zrditaL8fSzndVU TuttoFood Hall in Corso Italia a Rho Fiera Milano ha sancito in modo netto il riconoscimento per una manifestazione che porta l’Italia in un comparto strategico come l’agroalimentare a competere con fiere di settore storicamente leader nel Mondo. Nel nuovo equilibrio economico globale, segnato da instabilità geopolitica e crescente, frammentazione dei mercati, è essenziale costruire piattaforme internazionali capaci di accompagnare le imprese nei processi di crescita e internazionalizzazione. In questo scenario, Tuttofood 2026 si conferma un punto di riferimento globale per l’agroalimentare e per il Made in Italy, favorendo innovazione, relazioni e nuove opportunità di sviluppo sui mercati internazionali”. Alleanze che aggregano risorse ed energie che si uniscono alla partnership. Maria Teresa Pellegrino ci spiega perché, per un’azienda come la nostra, é importante partecipare a questa fiera, come a quella di Anuga che abbiamo In curriculum. Sono fiere in cui il prodotto italiano di nicchia, viene proposto ai buyer stranieri in modo che possano comprendere l’importanza, oltre che del singolo prodotto, anche del territorio stesso “ Partecipare alle fiere di settore è estremamente importante. Lo è perchè per un’azienda come la nostra, che è fisicamente lontana dai suoi mercati elettivi, riconferma le proprie posizioni con i clienti inoltre ha l’occasione di far assaggiare la nuova produzione oltre che mostrare anche nuovi prodotti” (M.T. Pellegrino) Pellegrino 1890 non manca a TuttoFood edizione 2026. Vetrina internazionale. Necessaria se si vuole crescere di Redazione Quattro giorni in cui le istituzioni, l’industria, la distribuzione e la ristorazione di tutto il mondo discutono il futuro del food & beverage. HOME PAGE BLOG
TyPuglia per NooiiAgency

Allestimento realizzato dalla Agenzia di Interior Design NooiiAgency per Kasarreda Orci in ceramica TY Puglia, come riutilizzarli in modo creativo dopo l’uso, riducendo anche lo spreco. Gli orci in ceramica da 500 ml come il nostro Ty Puglia, o gli Orci Spiral, che contengono il nostro EVO non sono solo contenitori funzionali, ma veri e propri oggetti di design. Nelle immagini vediamo come lo studio di Architettura di interni Nooiiagency, per Kasarreda, li ha utilizzati come complementi di arredo. Una volta terminato l’olio, invece di buttarli, è possibile riciclarli in modo creativo, trasformandoli in elementi d’arredo unici e sostenibili. Dagli una seconda vita con idee semplici, originali ed ecologiche. Troppo belli per essere gettati. Una delle idee più affascinanti è trasformarli in basi per lampade. Grazie alla loro forma solida e armoniosa, si prestano perfettamente a diventare bellissime lampade ornamentali. Esistono oggi soluzioni già pronte che rendono estremamente facile questa operazione, capace di aggiungere carattere a qualsiasi ambiente. Possono essere utilizzati come vasi per fiori secchi o freschi, oppure semplicemente esposti come oggetti decorativi su mensole e tavoli. Le loro superfici, spesso decorate o smaltate, raccontano storie di territorio e tradizione, contribuendo a creare atmosfere calde e autentiche. HOME PAGE BLOG
Diario di un’Impresa in Fiera: Odissea nello Stand

foto di Maria Teresa Pellegrino, Mershad Ziaiemehr, Turan Ziaiemehr Diario di un’Impresa in Fiera. Creare uno stand può sembrare facile, ma cela un Odissea! di Maria Teresa Pellegrino Ecco il “dietro le quinte” del magico e decisamente faticoso, circo delle fiere. Prendi un caffè (ne avrai bisogno) e goditi questo viaggio tra olio, sudore e sogni di gloria. 1. Il Grande Dilemma: Dove andiamo? Tutto inizia mesi prima, davanti a una cartina geografica e un calendario. “Grande fiera internazionale per sentirci piccoli in un mare di giganti, o fiera di nicchia dove siamo i re del castello?“. Italia o estero? Se restiamo in Puglia giochiamo in casa, ma vuoi mettere il brivido di spiegare cos’è la Coratina a un distributore di Tokyo che parla solo attraverso il traduttore? 2. Stand o “Tutti Insieme Appassionatamente”? È il momento di guardare il portafoglio e piangere un po’. Stand individuale, dove possiamo sfoggiare il nostro orgoglio ribelle, o collettiva regionale? La collettiva costa meno e si fa gruppo, ma c’è sempre il rischio di finire tra il produttore di taralli e quello di mozzarelle, diventando l’aperitivo ufficiale del padiglione. 3. Depliants, Biglietti e… abbiamo dimenticato il nastro adesivo! Inizia la caccia ai materiali. Ristampiamo i depliant? Aggiorniamo i biglietti da visita? Ordiniamo quel gadget fichissimo che arriverà sicuramente il giorno dopo la fine della fiera? Prepariamo le “scatole magiche” con i campioni, pregando che il corriere non le trasformi in un puzzle di vetro e olio profumato. 4. Social: “Siamo fighissimi, venite a trovarci!” Dobbiamo convincere il mondo che siamo pronti. Scattiamo foto poetiche agli ulivi mentre noi siamo chiusi in ufficio con le occhiaie. Usiamo grafiche accattivanti per i post, taggando chiunque, nella speranza che il buyer dei nostri sogni ci metta un like tattico. 5. Logistica: Il brivido del BnB Prenotare l’albergo a sei mesi di distanza o sfidare la sorte con un BnB che dalle foto sembra una reggia e dal vivo è un sottoscala? Volo low cost con bagaglio a mano (impossibile con l’olio) o viaggio della speranza in auto, caricata come se stessimo traslocando l’intera azienda? 6. Giorno -1: Il Bodybuilding del Frantoiano Mentre i visitatori sognano degustazioni, noi siamo lì: jeans sporchi, braccia che tremano e scatoloni che sembrano pesare tonnellate. Le bottiglie di vetro sono bellissime, ma pesano come il piombo. Passiamo ore a spostare un tavolino di dieci centimetri per “trovare la luce giusta”. A fine giornata, l’unico “contatto” che abbiamo è quello tra la nostra schiena e il pavimento. 7. Inizia la danza: “Yes, this is bitter and pungent!” Il primo giorno vorresti solo dormire, ma scatta l’adrenalina. Ti infili la camicia di seta, le scarpe comode, sfoderi il sorriso migliore e rispolveri quell’inglese o tedesco che non usavi dai tempi del liceo. Spieghi la “vita dell’olio” a centinaia di persone, cercando di sembrare fresco anche se i piedi urlano vendetta. 8. Il dopofiera: Spritz e Strategie Otto ore in piedi. Un’ora per uscire dal parcheggio. Un’ora per arrivare in albergo. Ti butteresti sul letto, e invece… c’è la cena! Ti ritrovi con i colleghi veneti (che non vedevi dall’anno scorso) a confrontare i prezzi del vetro e le bizzarrie dei buyer. Se non sono i colleghi, sono i clienti. Il fegato chiede pietà, ma il networking è sacro. 9. Il “Gran Finale”: Tetris e Numeri Magici Finisce tutto. Smonti lo stand in tempo record come se fossi ai box della Ferrari. Cerchi di infilare tutto in auto, cercando il pass parcheggio che hai perso il secondo giorno. Ma sei felice: hai in mano un taccuino con 2.514.870 contatti (o quasi). Questa è la volta buona, il mercato cinese è ai nostri piedi! 10. Il Ritorno a Casa (ovvero: L’Inferno delle Mail) Torni a casa pensando di riposare, e invece trovi l’ufficio sommerso. Cinque giorni di assenza equivalgono a cinquemila problemi accumulati. Il telefono squilla, le bolle di consegna ti aspettano e il caffè è l’unica cosa che ti tiene in vita. 11. Il “Corteggiamento” del Buyer Tedesco Ora inizia il vero lavoro. Devi scrivere a tutti, uno per uno. Soprattutto a LUI, il Buyer Tedesco. Lo hai visto parlare con il siciliano e il toscano, e ora è guerra aperta. Non puoi scrivergli una mail standard: devi ricordargli che avete riso insieme di quel tappo difettoso, che il tuo amaro è più “ribelle” di quello degli altri. Chiami tutti per nome, sperando in una risposta… che forse arriverà giusto in tempo per la prossima fiera. E poi arriva l’amica di turno che ti dice: “Beata te che vai sempre in giro per fiere a divertirti!”.Sì, certo. Vuoi venire a scaricare gli scatoloni con me la prossima volta? HOME PAGE BLOG
Olio Capitale

Olio Capitale , un appuntamento da non mancare di Redazione Anche quest’anno la nostra azienda Pellegrino 1890 Partecipa con il suo stand alla Fiera, Olio Capitale. Ci troverete alla fiera di Trieste al Trieste Convention Center Porto Vecchio – Porto Vivo Viale Miramare, 24/2 Siamo qui: HALL 28 STAND N3 Da 18 edizioni Olio Capitale è il punto di riferimento per centinaia di produttori di Olio Extravergine di Oliva provenienti da tutte le regioni olivicole italiane e dall’estero, è la principale fiera specializzata dedicata agli Oli Extra Vergine in Italia, tipici e di qualità. Partecipiamo portando alcune novità. La linea 1890 body brand, creme per viso, mani e corpo a base di olio extravergine di oliva Non mancheranno i nostri Oli EVO come Il “Petraia” certificato biologico ed organico, la nostra linea di punta. “La Spineta”, DOP terra di Bari e il “Commensalia”, quest’ultimo adatto soprattutto per la cucina leggera e per condire pietti di pesce. Vi consigliamo inoltre di assaggiare i nostri aromatizzati Per finire agli orci Spiral o TY Puglia, da conservare e riciclare con fantasia. Possono trasformarsi in lampade o elementi di arredo. Consigliamo di utilizzare i nostri oli su tutti i vostri piatti per maggiori info : www.oliopellegrino.it HOME PAGE BLOG
