L’importanza del dialogo tra turismo e risorse agroalimentari

L’importanza del dialogo tra turismo e risorse agroalimentari Un racconto autentico di come turismo e agroalimentare, quando dialogano, diventano una filiera economica e culturale capace di generare valore duraturo, trattenere ricchezza nei territori e costruire futuro per le comunità pugliesi. di Antonio Pistillo Ringraziamo la testata il Pensiero Mediterraneo per la gentile concessione Il Mediterraneo non è solo un mare, è un respiro antico che unisce terre, popoli, saperi e sapori. È il rumore del vento tra gli ulivi, il gesto lento di chi coltiva, il silenzio delle masserie all’alba, il profumo del pane e dell’olio nuovo che raccontano storie prima ancora di essere assaggiati. In questo spazio di civiltà, il comparto turistico e quello agroalimentare rappresentano oggi una delle più grandi opportunità economiche della Puglia, a condizione che smettano di procedere come binari separati. Il principio è semplice quanto potente: l’agricoltura genera valore, il turismo lo moltiplica. L’una produce identità, l’altro la trasforma in esperienza vissuta. Una filiera che genera valoreQuando queste due economie dialogano, si crea una filiera solida capace di: Trattenere ricchezza direttamente sul territorio Generare occupazione stabile, superando la logica del precariato. Contrastare lo spopolamento delle aree rurali, ridando vita ai borghi In questa visione, l’olio extravergine non è solo un prodotto da scaffale, ma un patrimonio che attiva visite, degustazioni e narrazione; il vino diventa paesaggio e relazione; la ristorazione si trasforma nel primo avamposto di valorizzazione delle produzioni locali. “Il viaggio evolve così in un’esperienza consapevole: l’ospite spende di più, resta più a lungo e crea legami duraturi con la terra che lo ospita.” Un futuro per le nuove generazioniQuesto modello di sviluppo non consuma risorse, ma le rigenera. Restituisce dignità al lavoro agricolo e rende il turismo protagonista di un’economia sostenibile e radicata. È una visione che parla direttamente ai giovani, offrendo loro non solo lavori stagionali, ma prospettive professionali legate alla qualità, alla cultura e all’innovazione dei mestieri tradizionali. La Puglia chiede oggi un’economia che abbia anima, capace di coniugare redditività e identità, mercato e comunità, impresa e paesaggio. Non si tratta di nostalgia del passato, ma di un progetto concreto in cui turismo e agroalimentare camminano insieme. Perché la Puglia non è una risorsa da sfruttare fino all’esaurimento: la Puglia si coltiva, si accoglie e si vive. HOME PAGE BLOG

L’Oro Verde sulla Pelle: Il Futuro dell’Oleoturismo tra Benessere e Strategia

L’Oro Verde sulla Pelle: Il Futuro dell’Oleoturismo tra Benessere e Strategia La nostra Azienda ha partecipato al convegno “OLIO È BENESSERE” promosso da Città dell’Olio e Puglia promozione. promuovendo una prospettiva contemporanea sull’olio extravergine di oliva, presentandolo come ingrediente capace di estendere il suo valore ben oltre la tavola. Di Redazione ad EVOLIO Expo 2026, il tema del benessere è stato declinato come un’esperienza che coinvolge corpo, mente e territorio, con un focus particolare sull’EVO made in Puglia, tra proprietà nutrizionali, antiossidanti e applicazioni cosmetiche. Nel corso dell’incontro è emerso con chiarezza che l’olio non è solo un prodotto della tradizione, ma un ponte tra storia e innovazione: un elemento che può essere al centro di nuovi modelli di sviluppo, in cui salute, bellezza e sostenibilità si intrecciano. Le storie di successo presentate hanno raccontato esempi concreti di come l’olio possa trasformarsi in strumento di cura e bellezza. La dimostrazione pratica di massaggio a cura di Maria Marzano dell’Accademia di Estetica Total Look di Andria, realizzata con le creme viso e corpo della Pellegrino 1890, ha mostrato come l’olio possa diventare ingrediente di trattamenti estetici, confermando la sua versatilità e la sua capacità di essere al centro di un’offerta wellness autentica. Quando pensiamo all’Olio Extravergine d’Oliva, la nostra mente corre subito alla tavola: una fetta di pane caldo, il profumo dell’erba tagliata, il sapore della nostra terra. L’olio EVO ha anche una seconda vita, un’anima che non nutriamo con la bocca, ma attraverso la pelle. Per la Pellegrino 1890, era presente all’incontro Maria Teresa Pellegrino, Founder della stessa Azienda, che con il suo intervento ha sottolineato che: “Parliamo di cosmetica d’eccellenza e di come questa possa diventare il volano di un oleoturismo moderno, capace di trasformare un’azienda agricola in una destinazione del desiderio. Perché l’olio EVO funziona nel beauty? Non è solo marketing, è biochimica. L’olio EVO è un concentrato di polifenoli, vitamina E e squalene, sostanze che combattono l’invecchiamento e riparano la barriera cutanea. A differenza di molti ingredienti sintetici, l’olio EVO ha un’affinità naturale con il nostro sebo. Usare una crema all’olio EVO significa offrire un “elisir di giovinezza” che affonda le radici nella tradizione millenaria del Mediterraneo. Non stiamo vendendo solo una crema; stiamo vendendo salute e autenticità. La mia idea di oleoturismo non può più limitarsi alla degustazione nel bicchierino di plastica. Il turista di oggi cerca il benessere totale. Immaginate l’impatto di un’experience che unisca: Un massaggio tra gli ulivi con olio tiepido. Un laboratorio di creazione di un balsamo naturale. Il racconto del legame tra la cura dell’albero e la cura di sé. Queste attività aumentano il valore percepito del brand e creano un legame emotivo indissolubile. Chi prova il benessere dell’olio sulla propria pelle non dimenticherà mai l’azienda che glielo ha fatto scoprire. Tuttavia, dobbiamo essere onesti. Esiste un divario tra questo potenziale enorme e la realtà dei fatti. La mia personale difficoltà nel proporre experience di questo tipo, che comunque mi accomunano a tante altre aziende, risiede nel trasformare questa visione in business concreto per due motivi principali: Mancanza di Know-how Turistico: Saper produrre un olio da 95 punti sulla guida non significa saper accogliere un turista. Il turismo richiede competenze di marketing, gestione dell’accoglienza, lingue straniere e storytelling. Molti produttori parlano ancora il linguaggio dell’agricoltura, mentre il turista parla il linguaggio dell’emozione. Frammentazione e Carenza di Programmazione: Un’azienda, da sola, non può essere una destinazione. Qui emerge il limite della programmazione territoriale, sia a livello locale che regionale.  Spesso mancano percorsi segnalati, pacchetti integrati e una visione strategica che metta l’oleoturismo al centro dell’agenda politica e promozionale. Senza una rete, l’eccellenza rimane isolata e difficile da vendere.E quindi spesso le mie proposte di experience, soprattutto quelle più “ardite” come il “body care” non hanno sempre i risultati sperati. Anche perché richiedono professionalità non presenti in azienda, come in questo caso un terapista del benessere. In conclusione, la cosmetica a base di olio EVO e le esperienze di benessere sono la chiave per destagionalizzare il turismo e aumentare i margini di profitto delle aziende agricole. Ma per vincere questa sfida, dobbiamo passare dall’improvvisazione alla programmazione. Le aziende devono investire in formazione e le istituzioni devono smettere di considerare l’olio solo come un prodotto alimentare, iniziando a vederlo come il pilastro di un’offerta turistica integrata. L’olio EVO è il nostro oro. È tempo di smettere di usarlo solo per condire e iniziare a usarlo per brillare sul mercato globale del turismo esperienziale. HOME PAGE BLOG

Olio extravergine di oliva, vuol dire gusto e salute! Per il palato e per il corpo.

Olio extravergine di oliva, vuol dire gusto e salute! Per il palato e per il corpo. L’olio extravergine di oliva non è unicamente un ingrediente da consumare a crudo in un piatto o durante un pasto, ma è fondamentale anche per la cura del corpo e della pelle. E non da ultimo, per la nostra salute. Vi do alcuni consigli per farne abuso. di Claudio Auriemma Racchiude in se delle qualità cosmetiche Spesso sottovalutate . I vantaggi principali dell’olio extra vergine di oliva nei cosmetici per viso e corpo sono l’ eccellente idratazione che dona alla pelle, essendo ricco ricco di acidi grassi che aiutano a trattenere l’umidità periferica, rendendolo un ottimo emolliente per pelli secche o disidratate. E’ ricco di antiossidanti, Vitamina E e polifenoli, che messi insieme, combattono i radicali liberi, molecole che contribuiscono all’invecchiamento cutaneo. Gli antiossidanti e i composti naturali dell’EVO possono inoltre lenire infiammazioni o rossori, calmare la pelle infiammata, riducendo arrossamenti e irritazioni. Questo può essere utile anche per pelli sensibili o stressate da agenti esterni. Il consumo regolare di Olio Extravergine di Oliva, grazie ad un serissimo studio, condotto dalla Fondazione Veronesi in collaborazione con l’Unità di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, ed in collaborazione con l’Università dell’Insubria e l’Università LUM di Casamassima. É stato pubblicato sulla rivista European Journal of Cancer, confermando che esiste una relazione fra il consumo di olio di oliva di alta qualità e il rischio di sviluppare alcune forme di tumore al seno. Lo studio ha coinvolto oltre 11.000 donne residenti in Molise, seguite per un periodo medio di 13 anni. I ricercatori hanno osservato che un consumo più elevato di olio d’oliva, in particolare più di tre cucchiai al giorno, si associa a una riduzione del rischio di sviluppare quei tumori al seno che non presentano recettori per estrogeni e progesterone, forme considerate generalmente più aggressive perché non rispondono alle terapie ormonali. Secondo Emilia Ruggiero, (ricercatrice dell’Unità di Epidemiologia e Prevenzione e borsista di Fondazione Veronesi,) che ha diretto la ricerca “Abbiamo osservato che ogni cucchiaio in più di olio d’oliva al giorno è associato a un rischio minore di sviluppare tumori ormono-indipendenti. Un risultato che spinge a guardare con maggiore attenzione al contributo dei componenti specifici dell’olio d’oliva, come i polifenoli e gli acidi grassi monoinsaturi, nella prevenzione di alcune forme di cancro”. i ricercatori hanno condotto una revisione sistematica degli studi pubblicati fino al 2024, sia di tipo caso-controllo nei quali viene confrontato il comportamento alimentare di persone con e senza diagnosi di tumore che prospettici    Fonti esterne: Fondazione Umberto Veronesi https://www.fondazioneveronesi.it/ European Journal of Cancer https://www.ejcancer.com/article/S0959-8049(25)00302-8/abstract HOME PAGE BLOG

Coratina, la varietà olivicola che rompe gli schemi

Coratina, la varietà olivicola che rompe gli schemi Un viaggio intorno ad una delle cultivar per eccellenza del patrimonio olivicolo italiano, capace di produrre un olio straordinario, con il cuore nella Puglia e la visione nel mondo © L’Olivo News (https://olivonews.it/)   C’è un’isola felice nel panorama dell’olivicoltura italiana, è in Puglia tra le provincia di Bari, Barletta, Andria e Trani, un’isola coperta da milioni di olivi della varietà Coratina, che prende il nome da una città, Corato, intorno alla quale vivono da secoli milioni e milioni di olivi di questa varietà straordinaria legata al tempo ma pronta a vivere il futuro. La Pianta Madre Lungo la strada da Corato ad Andria, a un certo punto, sulla sinistra appare maestosa la Pianta Madre della Coratina, alta circa 20 metri, con una circonferenza di 10; non è sola, intorno ha tanti giovani olivi. Domina il paesaggio con la rigogliosità e la ricchezza dei suoi rami, caratteristici della cultivar. Nei secoli il suo tronco ha perso la compattezza e si è diviso in quattro branche che ogni anno si caricano di frutti fino alla cima a conferma dell’altissima produttività della Coratina. L’età della pianta non è documentata, quindi è impossibile determinarla con precisione. Tuttavia, confrontandola con altre piante menzionate in documenti storici, gli studiosi hanno stimato che l’olivo di Corato, l’orto di Getsemani e la Valle dei Templi di Agrigento siano coetanee Di conseguenza la Pianta Madre della Coratina dovrebbe avere almeno mille anni, ma il primo a parlarne fu nel 1883 Girolamo Caruso, agronomo, professore e Rettore della Regia Facoltà di Agraria di Pisa, nella monografia “Dell’ulivo”. Da Corato a Coratina Milioni di olivi di Coratina popolano oggi le province di Bari, Barletta, Andria e Trani. Olivi sfuggiti alla Xylella, batterio dal quale si stanno comunque difendendo perché dopo aver distrutto l’olivicoltura salentina, sta risalendo la Puglia: “Abbiamo bisogno di sinergia tra gli olivicoltori” – spiega Biagio Tedone, giovane agronomo e olivicoltore di Ruvo di Puglia – “i monitoraggi costanti stanno dimostrando che la Xylella è ancora presente e dobbiamo reagire tempestivamente attuando tutti insieme le pratiche agricole necessarie, altrimenti…”. Una terra questa dove per troppo tempo, dall’olivo si è preso l’olio che veniva, sfruttando commercialmente le caratteristiche della varietà, il carattere di amaro e piccante, ricercati in altre regioni per dare forza a oli che non ne avevano. Per troppo tempo si è coltivata una tradizione che, per dirla con Gustav Mahler, era “…culto delle ceneri, piuttosto che custodia del fuoco”. Ora all’indolenza si è sostituito l’attivismo, alla staticità l’innovazione. Gli studi e la conoscenza stanno dando energia a nuova a giovani olivicoltori, stimolati dalle straordinarie caratteristiche della Coratina e dell’olio che se ne può ottenere. Un olio straordinario “La Coratina è la varietà in assoluto più coltivata in Italia – spiega Barbara Alfei, curatrice e anima della Rassegna Nazionale degli Oli Monovarietali -. “Offre un olio molto ricco sia di acido oleico che di polifenoli; fruttato medio/intenso, dal carattere deciso, con sentori freschi di mandorla e carciofo. La produttività è elevata e costante, l’invaiatura tardiva e scalare, dall’apice. Grazie all’impegno di olivicoltori che hanno abbandonato le consuetudini per dare fiducia alla varietà, oggi si estrae un olio straordinario”. Risultati così straordinari che da tempo ormai gran parte dell’Italia olivicola, penalizzata da un sistema colturale frammentato e in progressivo abbandono, si approvvigiona nel nord della Puglia acquistando olive spesso a prezzi molto elevati, al punto che molti olivicoltori pugliesi non pensano più all’olio, avendo trovato molto più conveniente la vendita delle olive. Insomma, da olivicoltori a frutticoltori, lasciano ad altri il ‘problema’ dell’olio, che in realtà è un ‘tesoro’. Ma c’è chi guarda lontano e non acquista olive, ma pianta olivi, non solo in Puglia, anche in altri Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo HOME PAGE BLOG

Olio extravergine di oliva biologico: quattro regioni guidano la produzione italiana

Olio extravergine di oliva biologico: quattro regioni guidano la produzione italiana © L’Olivo News (https://olivonews.it/)   L’olio extravergine di oliva biologico italiano continua a crescere, ma resta concentrato in poche aree del Paese. Secondo l’ultimo report del portale SIAN, oltre l’80% delle giacenze nazionali è detenuto da sole quattro regioni: Puglia, Sicilia, Calabria e Toscana.Un dato che conferma il forte legame tra olio bio e territorio, evidenziando le aree più vocate dell’olivicoltura italiana.  Il biologico nell’olio di oliva: una nicchia in crescita Nonostante rappresenti ancora una quota limitata del comparto oleario, inferiore al 15% della produzione nazionale, l’olio biologico mostra segnali di forte espansione. Le 30.105 tonnellate complessive registrate, di cui solo 83 tonnellate di olio vergine, segnano infatti una crescita del 40,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un trend positivo che riflette l’aumento della domanda di olio extravergine di oliva biologico italiano, sempre più apprezzato per qualità, sostenibilità e tracciabilità. Oltre il 90% dell’olio biologico è conservato in forma sfusa, a dimostrazione di una filiera ancora orientata principalmente allo stoccaggio e alla successiva commercializzazione. Le regioni protagoniste dell’olio extravergine di oliva biologico Dal punto di vista geografico, la Puglia si conferma prima regione italiana per giacenze di olio biologico, con 9.614 tonnellate, pari a quasi il 32% del totale nazionale. Seguono: Sicilia con 5.601 tonnellate (18,6%) Calabria con 5.260 tonnellate (17,6%) Toscana con 4.045 tonnellate (13,4%) Chiudono la classifica, ma con numeri comunque significativi, Umbria (1.565 tonnellate) e Liguria (1.054 tonnellate), territori storicamente legati alla produzione di olio extravergine di oliva di qualità. Olio biologico e territori: una risorsa strategica La concentrazione dell’olio extravergine di oliva biologico in poche regioni mette in luce l’importanza del radicamento territoriale, della vocazione agricola e delle pratiche sostenibili. Elementi chiave per rafforzare il valore del Made in Italy agroalimentare sui mercati nazionali e internazionali. Origine dell’olio biologico: prevale il Made in Italy La maggior parte delle giacenze biologiche è di origine italiana. Nel dettaglio: 24.500 tonnellate (circa l’81% del totale) sono di olio biologico italiano poco più dell’11% proviene da Paesi dell’Unione Europea la quota restante riguarda olio extra UE o blend di origine estera HOME PAGE BLOG

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