foto di Maria Teresa Pellegrino, Mershad Ziaiemehr, Turan Ziaiemehr

Diario di un’Impresa in Fiera.
Creare uno stand può sembrare facile, ma cela un Odissea!

di Maria Teresa Pellegrino

Ecco il “dietro le quinte” del magico e decisamente faticoso, circo delle fiere.


Prendi un caffè (ne avrai bisogno) e goditi questo viaggio tra olio, sudore e sogni di gloria.

1. Il Grande Dilemma: Dove andiamo?

Tutto inizia mesi prima, davanti a una cartina geografica e un calendario. “Grande fiera internazionale per sentirci piccoli in un mare di giganti, o fiera di nicchia dove siamo i re del castello?“. Italia o estero? Se restiamo in Puglia giochiamo in casa, ma vuoi mettere il brivido di spiegare cos’è la Coratina a un distributore di Tokyo che parla solo attraverso il traduttore?

2. Stand o “Tutti Insieme Appassionatamente”?

È il momento di guardare il portafoglio e piangere un po’. Stand individuale, dove possiamo sfoggiare il nostro orgoglio ribelle, o collettiva regionale? La collettiva costa meno e si fa gruppo, ma c’è sempre il rischio di finire tra il produttore di taralli e quello di mozzarelle, diventando l’aperitivo ufficiale del padiglione.

 

3. Depliants, Biglietti e… abbiamo dimenticato il nastro adesivo!

Inizia la caccia ai materiali. Ristampiamo i depliant? Aggiorniamo i biglietti da visita? Ordiniamo quel gadget fichissimo che arriverà sicuramente il giorno dopo la fine della fiera? Prepariamo le “scatole magiche” con i campioni, pregando che il corriere non le trasformi in un puzzle di vetro e olio profumato.

4. Social: “Siamo fighissimi, venite a trovarci!”

Dobbiamo convincere il mondo che siamo pronti. Scattiamo foto poetiche agli ulivi mentre noi siamo chiusi in ufficio con le occhiaie. Usiamo grafiche accattivanti per i post, taggando chiunque, nella speranza che il buyer dei nostri sogni ci metta un like tattico.

5. Logistica: Il brivido del BnB

Prenotare l’albergo a sei mesi di distanza o sfidare la sorte con un BnB che dalle foto sembra una reggia e dal vivo è un sottoscala? Volo low cost con bagaglio a mano (impossibile con l’olio) o viaggio della speranza in auto, caricata come se stessimo traslocando l’intera azienda?

Olio Pellegrino - EVO food experience - Maria Teresa e Elia

6. Giorno -1: Il Bodybuilding del Frantoiano

Mentre i visitatori sognano degustazioni, noi siamo lì: jeans sporchi, braccia che tremano e scatoloni che sembrano pesare tonnellate. Le bottiglie di vetro sono bellissime, ma pesano come il piombo. Passiamo ore a spostare un tavolino di dieci centimetri per “trovare la luce giusta”. A fine giornata, l’unico “contatto” che abbiamo è quello tra la nostra schiena e il pavimento.

7. Inizia la danza: “Yes, this is bitter and pungent!”

Il primo giorno vorresti solo dormire, ma scatta l’adrenalina. Ti infili la camicia di seta, le scarpe comode, sfoderi il sorriso migliore e rispolveri quell’inglese o tedesco che non usavi dai tempi del liceo. Spieghi la “vita dell’olio” a centinaia di persone, cercando di sembrare fresco anche se i piedi urlano vendetta.

8. Il dopofiera: Spritz e Strategie

Otto ore in piedi. Un’ora per uscire dal parcheggio. Un’ora per arrivare in albergo. Ti butteresti sul letto, e invece… c’è la cena! Ti ritrovi con i colleghi veneti (che non vedevi dall’anno scorso) a confrontare i prezzi del vetro e le bizzarrie dei buyer. Se non sono i colleghi, sono i clienti. Il fegato chiede pietà, ma il networking è sacro.

9. Il “Gran Finale”: Tetris e Numeri Magici

 

Finisce tutto. Smonti lo stand in tempo record come se fossi ai box della Ferrari.

Cerchi di infilare tutto in auto, cercando il pass parcheggio che hai perso il secondo giorno. Ma sei felice: hai in mano un taccuino con 2.514.870 contatti (o quasi). Questa è la volta buona, il mercato cinese è ai nostri piedi!

10. Il Ritorno a Casa (ovvero: L’Inferno delle Mail)

Torni a casa pensando di riposare, e invece trovi l’ufficio sommerso. Cinque giorni di assenza equivalgono a cinquemila problemi accumulati. Il telefono squilla, le bolle di consegna ti aspettano e il caffè è l’unica cosa che ti tiene in vita.

11. Il “Corteggiamento” del Buyer Tedesco


Ora inizia il vero lavoro. Devi scrivere a tutti, uno per uno. Soprattutto a LUI, il Buyer Tedesco. Lo hai visto parlare con il siciliano e il toscano, e ora è guerra aperta. Non puoi scrivergli una mail standard: devi ricordargli che avete riso insieme di quel tappo difettoso, che il tuo amaro è più “ribelle” di quello degli altri. Chiami tutti per nome, sperando in una risposta… che forse arriverà giusto in tempo per la prossima fiera.

E poi arriva l’amica di turno che ti dice: “Beata te che vai sempre in giro per fiere a divertirti!”.
Sì, certo. Vuoi venire a scaricare gli scatoloni con me la prossima volta? 🫒💪

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