Oleoturismo in Puglia: Realtà, incubo o fantasia?

Oleoturismo in Puglia: Realtà, incubo o fantasia? di Maria Teresa Pellegrino Quando si parla di valorizzazione del territorio, le istituzioni non perdono mai l’occasione per organizzare convegni in grande stile, sventolare nuove leggi regionali e fregiarsi di titoli ad effetto. Ma cosa succede quando dalla passerella politica si passa alla realtà quotidiana di chi la terra la lavora davvero? A mettere a nudo il re è Maria Teresa Pellegrino, responsabile incoming della Azienda Pellegrino 1890, che ha voluto portare una dose di cruda realtà al recente importante convegno organizzato da Strada dell’Olio Castel del Monte sul tema della Legge Regionale sull’Oleoturismo (L.R. 9/2025). Mentre sul palco si parlava di “opportunità per il territorio, sfide da affrontare e futuro da costruire”, la realtà vissuta dalle aziende olearie racconta tutta un’altra storia: incongruenze, cortocircuiti burocratici e totale assenza di supporto concreto. La farsa dei requisiti: da un lato si stringe, dall’altro si regala. La prima grande contraddizione riguarda la tanto decantata “qualità” dell’offerta turistica. Nei meeting ufficiali, i funzionari della Regione Puglia e delle Città dell’Olio hanno sempre ribadito un concetto con estrema rigidità: non ci si improvvisa aziende oleoturistiche. Per presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) e diventare ufficialmente un’azienda oleoturistica, la legge esige competenze specifiche e rigorosamente certificate. Peccato che poi la mano destra della Regione non sappia cosa fa la sinistra. A febbraio, su sollecitazione della stessa Regione Puglia, Slow Food invia una mail ai produttori invitandoli ad iscriversi al portale ufficiale PUGLIA EVO WORLD. Tra le domande di adesione figura la seguente: “Fate oleoturismo / degustazioni in azienda?”. Naturalmente, il 100% delle aziende risponde di sì. Risultato? Nel portale ufficiale regionale, tutti sono diventati magicamente “aziende oleoturistiche” senza che venisse verificato alcun requisito o competenza. Un cortocircuito grottesco: da un lato la Regione restringe i paletti formali e si lamenta perché gli iscritti al registro ufficiale dell’Oleoturismo sono ancora troppo pochi (tanto da non aver ancora creato un albo reale); dall’altro regala l’etichetta di “azienda oleoturistica” a chiunque compili un form online. A cosa serve fissare paletti rigidi se poi si trasforma tutto in una vetrina di facciata? I bandi per il turismo? Per i produttori d’olio noi semplicemente non esistiamo Fare l’olio è il nostro mestiere e lo sappiamo fare bene. Ma strutturare un’offerta turistica è un’altra cosa: servono competenze, consulenze strategiche, strumenti di prenotazione digitale e investimenti mirati. Proprio in questo periodo Unioncamere Puglia ha pubblicato bandi estremamente interessanti nati proprio per finanziare consulenze turistiche e digitalizzazione. Un’opportunità irrinunciabile per chi vuole fare il salto di qualità? Sbagliato. Le aziende olearie non possono partecipare a questi bandi perché sprovviste del codice ATECO richiesto (concesso invece, ad esempio, agli agriturismi). Nonostante i report di settore (come quelli curati dalla dottoressa Garibaldi) confermino una domanda costante da parte dei turisti di vivere esperienze nelle aziende agricole, per le istituzioni regionali i produttori di olio che vogliono fare turismo semplicemente non esistono. Due stagioni perse e zero visione per il futuro La verità è amareggiante: abbiamo già perso due stagioni turistiche. I turisti arrivano nelle nostre aziende, certo, ma solo grazie agli sforzi individuali dei singoli produttori e al caso: visitatori che si trovano nei paraggi, chiedono di entrare, acquistano e se ne vanno. Questo non è “sviluppo turistico integrato“, è solo gestione improvvisata della domanda a nostre spese. La sensazione è che la Legge Regionale sull’Oleoturismo sia servita unicamente come un ennesimo fiore all’occhiello da esibire per qualche esponente politico, senza produrre alcuna ricaduta reale sul territorio. Mentre le aziende sono costrette a concentrarsi su altro per sopravvivere, all’orizzonte non si vede alcuna visione strategica. Se alla Regione Puglia interessa davvero il futuro del nostro territorio, è tempo che smetta di organizzare convegni e inizi finalmente ad ascoltare chi l’oleoturismo cerca di farlo ogni giorno, nonostante le istituzioni. P.S. il portale Puglia Evo World funziona malissimo HOME PAGE BLOG

Agricoltura Rigenerativa

Intervento che condividiamo, quello di Paolo Lumaca, Presidente ICEA sull’argomento Agricoltura Rigenerativa Ci associamo a quello che ha detto il 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐈𝐂𝐄𝐀 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐋𝐮𝐦𝐚𝐜𝐚. Un importante intervento che si pone in un momento in cui la cultura di sostenibilità sta profondamente cambiando.  Ci associamo a quello che ha detto il 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐈𝐂𝐄𝐀 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐋𝐮𝐦𝐚𝐜𝐚. Un importante intervento che si pone in un momento in cui la cultura di sostenibilità sta profondamente cambiando. Prendendo una strada che conduca le aziende sostenibili ad avere una visione più ampia sul tema. La stessa strada che stiamo percorrendo nei campi della nostra 𝗮𝘇𝗶𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗮𝗴𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮 𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗳𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼𝗶𝗼 𝗣𝗲𝗹𝗹𝗲𝗴𝗿𝗶𝗻𝗼. Quindi con la dovuta attenzione al terreno, alle piante, alle persone e ai luoghi di lavoro. “𝘾𝙝𝙞 𝙤𝙥𝙚𝙧𝙖 𝙣𝙚𝙡 𝙗𝙞𝙤𝙡𝙤𝙜𝙞𝙘𝙤 𝙨𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙙𝙞𝙚𝙩𝙧𝙤 𝙪𝙣 𝙥𝙧𝙤𝙙𝙤𝙩𝙩𝙤 𝙘𝙚𝙧𝙩𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙘’𝙚̀ 𝙪𝙣 𝙡𝙖𝙫𝙤𝙧𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙞𝙣𝙘𝙞𝙖 𝙢𝙤𝙡𝙩𝙤 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙨𝙪𝙤 𝙖𝙧𝙧𝙞𝙫𝙤 𝙨𝙪𝙡 𝙢𝙚𝙧𝙘𝙖𝙩𝙤. 𝘾𝙞 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙨𝙘𝙚𝙡𝙩𝙚, 𝙖𝙩𝙩𝙚𝙣𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙚 𝙧𝙚𝙨𝙥𝙤𝙣𝙨𝙖𝙗𝙞𝙡𝙞𝙩𝙖̀ 𝙘𝙝𝙚 𝙖𝙘𝙘𝙤𝙢𝙥𝙖𝙜𝙣𝙖𝙣𝙤 𝙤𝙜𝙣𝙞 𝙛𝙖𝙨𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙛𝙞𝙡𝙞𝙚𝙧𝙖. 𝙑𝙞𝙫𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙞𝙣 𝙪𝙣 𝙢𝙤𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙞𝙣 𝙘𝙪𝙞 𝙥𝙖𝙧𝙤𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙚 “𝙜𝙧𝙚𝙚𝙣”, “𝙨𝙤𝙨𝙩𝙚𝙣𝙞𝙗𝙞𝙡𝙚” 𝙚 “𝙧𝙞𝙨𝙥𝙚𝙩𝙩𝙤𝙨𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙢𝙗𝙞𝙚𝙣𝙩𝙚” 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙨𝙚𝙢𝙥𝙧𝙚 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚. 𝙋𝙧𝙤𝙥𝙧𝙞𝙤 𝙥𝙚𝙧 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙙𝙞𝙫𝙚𝙣𝙩𝙖 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙣𝙯𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙘𝙝𝙞𝙖𝙧𝙞. 𝙄𝙡 𝙩𝙚𝙧𝙢𝙞𝙣𝙚 “𝙗𝙞𝙤𝙡𝙤𝙜𝙞𝙘𝙤” 𝙝𝙖 𝙪𝙣 𝙨𝙞𝙜𝙣𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙥𝙧𝙚𝙘𝙞𝙨𝙤: 𝙧𝙞𝙢𝙖𝙣𝙙𝙖 𝙖 𝙧𝙚𝙦𝙪𝙞𝙨𝙞𝙩𝙞 𝙨𝙩𝙖𝙗𝙞𝙡𝙞𝙩𝙞 𝙙𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙣𝙤𝙧𝙢𝙖𝙩𝙞𝙫𝙖 𝙚𝙪𝙧𝙤𝙥𝙚𝙖 𝙚 𝙫𝙚𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙩𝙞 𝙖𝙩𝙩𝙧𝙖𝙫𝙚𝙧𝙨𝙤 𝙪𝙣 𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙢𝙖 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤𝙡𝙡𝙤 𝙚 𝙘𝙚𝙧𝙩𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚. ““𝙋𝙚𝙧 𝙜𝙡𝙞 𝙤𝙥𝙚𝙧𝙖𝙩𝙤𝙧𝙞, 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙨𝙞𝙜𝙣𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖 𝙢𝙖𝙣𝙩𝙚𝙣𝙚𝙧𝙚 𝙤𝙜𝙣𝙞 𝙜𝙞𝙤𝙧𝙣𝙤 𝙘𝙤𝙚𝙧𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙩𝙧𝙖 𝙘𝙞𝙤̀ 𝙘𝙝𝙚 𝙫𝙞𝙚𝙣𝙚 𝙛𝙖𝙩𝙩𝙤, 𝙘𝙞𝙤̀ 𝙘𝙝𝙚 𝙫𝙞𝙚𝙣𝙚 𝙙𝙤𝙘𝙪𝙢𝙚𝙣𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙚 𝙘𝙞𝙤̀ 𝙘𝙝𝙚 𝙫𝙞𝙚𝙣𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤. 𝙋𝙚𝙧 𝙜𝙡𝙞 𝙤𝙧𝙜𝙖𝙣𝙞𝙨𝙢𝙞 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤𝙡𝙡𝙤 𝙨𝙞𝙜𝙣𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙧𝙞𝙨𝙥𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙧𝙚𝙜𝙤𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙣 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙚𝙩𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙚 𝙞𝙢𝙥𝙖𝙧𝙯𝙞𝙖𝙡𝙞𝙩𝙖̀. 𝙎𝙤𝙣𝙤 𝙧𝙪𝙤𝙡𝙞 𝙙𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙞, 𝙪𝙣𝙞𝙩𝙞 𝙙𝙖 𝙪𝙣𝙖 𝙧𝙚𝙨𝙥𝙤𝙣𝙨𝙖𝙗𝙞𝙡𝙞𝙩𝙖̀ 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙚: 𝙩𝙪𝙩𝙚𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙖 𝙛𝙞𝙙𝙪𝙘𝙞𝙖 𝙘𝙤𝙨𝙩𝙧𝙪𝙞𝙩𝙖 𝙞𝙣𝙩𝙤𝙧𝙣𝙤 𝙖𝙡 𝙗𝙞𝙤𝙡𝙤𝙜𝙞𝙘𝙤” HOME PAGE BLOG

L’IA come compagna di viaggio

Intelligenze al femminile nell’IA: la storia di Maria Teresa Pellegrino Per Maria Teresa Pellegrino, imprenditrice olearia di Andria e titolare dell’azienda familiare Pellegrino 1890 srl, innovare non significa abbandonare la tradizione, ma trovare nuovi strumenti per valorizzarla. di Fondazione Mondo Digitale È con questo spirito che ha partecipato al progetto Intelligenze al femminile nell’IA: competenze per imprenditrici e professioniste, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale ETS e finanziato dal Centre for Public Impact nell’ambito del Google.org AI Opportunity Fund [leggi la notizia Una comunità che aiuta le donne]. A distanza di alcuni mesi dalla conclusione del percorso formativo, Maria Teresa continua a usare quotidianamente le competenze acquisite grazie al corso Google AI Essentials, trasformando l’intelligenza artificiale in uno strumento concreto a supporto della sua attività imprenditoriale. Un percorso di apprendimento che continua La curiosità verso l’innovazione accompagna Maria Teresa da molti anni. Il suo percorso di formazione digitale è iniziato nel 2016 proprio grazie alle iniziative promosse da Google in collaborazione con il Punto Impresa Digitale della Camera di Commercio di Bari. Da allora ha continuato ad aggiornarsi, seguendo l’evoluzione degli strumenti digitali e cogliendo le opportunità offerte dalla formazione. “Mi sono sempre trovata bene. Mi piace il fatto che propongano strumenti accessibili, spiegati in modo semplice. Non ho mai avuto la sensazione che fossero cose troppo complicate o lontane dalla mia realtà”. Quando ha scoperto il progetto “Intelligenze al femminile nell’IA: competenze per imprenditrici e professioniste”, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale, ha deciso di partecipare senza esitazioni. “Ho trovato il corso facilissimo, divertente e molto utile”.  Tra i principali benefici che Maria Teresa riconosce all’utilizzo dell’intelligenza artificiale c’è la possibilità di lavorare con maggiore autonomia. Uno degli esempi più significativi riguarda l’organizzazione di un evento aziendale. Grazie a Google Gemini, è riuscita a progettare il programma in pochissimo tempo. “Mi è bastato chiedere supporto all’intelligenza artificiale e in cinque minuti avevo già una struttura completa. L’evento è stato un successo enorme”. L’IA è diventata anche uno strumento quotidiano per la comunicazione della sua azienda. Oggi Maria Teresa gestisce in autonomia molte attività di marketing che in passato avrebbe affidato all’esterno. “Non mi rivolgo a un’agenzia di comunicazione da un’infinità di tempo perché lo faccio meglio io”.  Un risultato che si traduce non solo in un risparmio economico, ma anche nella possibilità di controllare direttamente il racconto del proprio brand e dei valori che rappresenta. Uno degli usi più frequenti dell’intelligenza artificiale riguarda la revisione dei contenuti destinati ai social media, alle fiere e ai materiali promozionali. Nel tempo Maria Teresa ha definito per la sua azienda due archetipi di riferimento, il Ribelle e l’Angelo Custode, e usa Gemini per verificare che ogni testo sia coerente con questa identità. “Quando scrivo qualcosa, faccio sempre una verifica. Voglio che la comunicazione mantenga la stessa personalità in ogni contesto”. L’efficacia di questo lavoro è stata riconosciuta anche da professionisti del settore. Durante una fiera a Milano, diversi esperti di comunicazione si sono complimentati con lei per la coerenza e l’organicità dei contenuti aziendali. Un nuovo progetto tra tradizione e innovazione L’attenzione di Maria Teresa per la comunicazione e la valorizzazione del territorio si riflette anche in un progetto a cui sta lavorando da tempo: un libro di ricette dedicato all’olio e alle sue molteplici applicazioni in cucina. La pubblicazione, prevista entro la fine dell’anno, nasce dalla collaborazione con ristoratori e appassionati e ha l’obiettivo di raccontare il prodotto attraverso le esperienze e la cultura gastronomica del territorio. Per la stesura dei contenuti Maria Teresa ha scelto di affidarsi principalmente alla propria esperienza e alle persone coinvolte nel progetto. Ma non esclude che l’intelligenza artificiale possa avere un ruolo nelle fasi successive. “Per scrivere il libro non ho usato l’intelligenza artificiale. Però quando arriverà il momento di promuoverlo, mi darà sicuramente una mano”.Anche in questo caso, l’IA viene vista come uno strumento di supporto, da utilizzare quando serve, senza sostituire la creatività, le competenze e le relazioni che stanno alla base del progetto. Oltre i testi: esplorare nuove opportunità dell’IA Oggi Maria Teresa utilizza Google Gemini soprattutto per la scrittura e la revisione dei contenuti della sua azienda. Nel tempo ha costruito un dialogo efficace con lo strumento, che conosce già il tono di voce del brand e i riferimenti che guidano la comunicazione aziendale. Proprio per questo sente di essere pronta a fare un passo in più. “Con i testi ormai mi trovo molto bene. Mi piacerebbe frequentare un nuovo corso per capire quante altre opportunità offre l’intelligenza artificiale generativa”. Tra gli aspetti che vorrebbe approfondire ci sono anche le immagini generate dall’intelligenza artificiale. Non tanto perché le utilizzi già nel suo lavoro, quanto perché considera importante comprenderne potenzialità e limiti. In un contesto in cui contenuti sintetici e immagini realistiche sono sempre più diffusi, sviluppare la capacità di riconoscerli rappresenta una competenza sempre più importante. “Nel lavoro serve per capire quello che ti viene proposto e per non essere presi in giro. Ma vale anche nella vita privata: bisogna imparare a riconoscere ciò che è reale e ciò che non lo è”. Per questo continua a guardare con interesse a nuove opportunità formative che le permettano di comprendere meglio l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e i suoi possibili utilizzi. Una compagna di viaggio per il futuro Nata negli anni Sessanta, Maria Teresa osserva l’intelligenza artificiale con la prospettiva di chi ha attraversato diverse rivoluzioni tecnologiche. Ha visto arrivare il telefono nelle case, poi il computer, Internet e gli smartphone. Per questo guarda all’IA senza particolari timori. “Siamo passati da un mondo senza telefoni cellulari all’intelligenza artificiale. Perché dovremmo averne paura?”Per Maria Teresa, ogni innovazione porta con sé dubbi e resistenze iniziali. La differenza, però, la fanno la conoscenza e la capacità di sperimentare. È questo il valore che riconosce alla formazione: offrire gli strumenti per comprendere il cambiamento invece di subirlo.Oggi considera l’IA una risorsa che le permette di lavorare con maggiore autonomia e consapevolezza, senza sostituire la sua esperienza o il suo giudizio. “Per me è una compagna di viaggio. Mi aiuta, mi supporta, ma resto sempre io a decidere”. HOME PAGE BLOG

Slow Food Terra Madre Tropea

È stato un bellissimo appuntamento Quello organizzato da Slow Food Per l’Anteprima di Terramadre. È stato un interessantissimo appuntamento e molto ben organizzato, Quello proposto da ???? ???? ??? ?’????????? ?? ??????????.  Un’occasione di incontro Tra produttori E ??????? ???????? ? ????????? Che visitavano ?? ????????? ?????̀ ?? ??????. L’interesse verso la nostra Unicità come territorio Ci ha riempito il cuore. ??? ?? ?? ?? ?? ??????, La città, Ha accolto ?’????????? ????? ????? ????, la tre giorni che celebra la ????????????̀ ????????, ??????? ? ?????????, e noi abbiamo parttecopato con picare. Dando il nostro contibuto al lavoro di SlowFood e del mondo del buon gusto e della qualità del cibo italiano di eccellenza. Al centro di ????????? ????? ????? ???? la mostra mercato. Sono 150 i produttori, provenienti da Calabria, Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia, e animano le piazze e le strade del centro, tra via Margherita di Savoia, via Libertà, Affaccio Raf Vallone, piazza Vittorio Veneto e piazza del Cannone. Ampio e variegato il ventaglio di prodotti tra cui scegliere HOME PAGE BLOG

Un giorno speciale, va ricordato con gusto!

La foto è puramente indicativa, abbiamo molte altre soluzioni da poter proporre Un giorno speciale, va ricordato con Gusto! Ci sono emozioni che si raccontano con le parole ed altre che si custodiscono nei sapori. Componi la tua “Celebration Bag” con i Sapori di Puglia Quando si organizza un momento speciale: un matrimonio, un battesimo, una comunione o una cresima, ogni dettaglio parla di voi, della vostra storia e di ciò che desiderate donare a chi condivide la vostra gioia. di Redazione   Per questo nasce l’idea di una “Celebration favor Bag” che non sia solo un ricordo, ma un’esperienza autentica. Un piccolo scrigno di gusto, capace di raccontare un territorio, una tradizione e una cultura millenaria. Tra le eccellenze che meglio rappresentano questo spirito abbiamo creato lee nostre “bomboniere” Pellegrino 1890, un’azienda che da oltre un secolo produce olio extravergine di oliva di altissima qualità. Una realtà antica e al tempo stesso profondamente moderna, capace di unire il rispetto per la tradizione con l’innovazione tecnologica e la cura meticolosa di ogni fase produttiva. Le numerose certificazioni ottenute testimoniano un impegno costante verso l’eccellenza: dalla selezione delle olive alla spremitura, fino al confezionamento finale. Ogni bottiglia racchiude profumi intensi, equilibrio perfetto e un carattere che parla chiaramente della terra da cui nasce. Scegliere un olio extravergine di qualità come dono significa offrire qualcosa di vivo, autentico, quotidiano e prezioso allo stesso tempo. È un regalo che non resta fermo su una mensola, ma entra nelle case, nelle cucine, nei momenti condivisi. È un gesto che accompagna i ricordi e li rende parte della vita di ogni giorno. In fondo, l’amore, quello vero, passa anche dalla tavola. Si esprime nei sapori, nei profumi, nelle piccole attenzioni che scaldano il cuore. Regalare un olio evo pregiato ai propri ospiti significa dire “grazie” in modo sincero, coinvolgente e memorabile. Donare bomboniere gastronomiche, eleganti e raffinate, perfette per ogni ricorrenza. Significa donare un’esperienza sensoriale.Significa raccontare un territorio.Significa condividere un’emozione. E quando un dono riesce a parlare al cuore, resta per sempre. HOME PAGE BLOG

L’importanza del dialogo tra turismo e risorse agroalimentari

Immagine presa dal Web. (invitiamo l’autore a contattarci per la necessaria accreditazione) L’importanza del dialogo tra turismo e risorse agroalimentari Un racconto autentico di come turismo e agroalimentare, quando dialogano, diventano una filiera economica e culturale capace di generare valore duraturo, trattenere ricchezza nei territori e costruire futuro per le comunità pugliesi. di Antonio Pistillo Ringraziamo Rete del Mediterraneo per la gentile concessione Il Mediterraneo non è solo un mare, è un respiro antico che unisce terre, popoli, saperi e sapori. È il rumore del vento tra gli ulivi, il gesto lento di chi coltiva, il silenzio delle masserie all’alba, il profumo del pane e dell’olio nuovo che raccontano storie prima ancora di essere assaggiati. In questo spazio di civiltà, il comparto turistico e quello agroalimentare rappresentano oggi una delle più grandi opportunità economiche della Puglia, a condizione che smettano di procedere come binari separati. Il principio è semplice quanto potente: l’agricoltura genera valore, il turismo lo moltiplica. L’una produce identità, l’altro la trasforma in esperienza vissuta. Una filiera che genera valoreQuando queste due economie dialogano, si crea una filiera solida capace di: Trattenere ricchezza direttamente sul territorio Generare occupazione stabile, superando la logica del precariato. Contrastare lo spopolamento delle aree rurali, ridando vita ai borghi In questa visione, l’olio extravergine non è solo un prodotto da scaffale, ma un patrimonio che attiva visite, degustazioni e narrazione; il vino diventa paesaggio e relazione; la ristorazione si trasforma nel primo avamposto di valorizzazione delle produzioni locali. “Il viaggio evolve così in un’esperienza consapevole: l’ospite spende di più, resta più a lungo e crea legami duraturi con la terra che lo ospita.” Un futuro per le nuove generazioniQuesto modello di sviluppo non consuma risorse, ma le rigenera. Restituisce dignità al lavoro agricolo e rende il turismo protagonista di un’economia sostenibile e radicata. È una visione che parla direttamente ai giovani, offrendo loro non solo lavori stagionali, ma prospettive professionali legate alla qualità, alla cultura e all’innovazione dei mestieri tradizionali. La Puglia chiede oggi un’economia che abbia anima, capace di coniugare redditività e identità, mercato e comunità, impresa e paesaggio. Non si tratta di nostalgia del passato, ma di un progetto concreto in cui turismo e agroalimentare camminano insieme. Perché la Puglia non è una risorsa da sfruttare fino all’esaurimento: la Puglia si coltiva, si accoglie e si vive.   Immagine dal Web (invitiamo l’autore a contattarci per la relativa segnalazione)   HOME PAGE BLOG

L’Oro Verde sulla Pelle: Il Futuro dell’Oleoturismo tra Benessere e Strategia

L’Oro Verde sulla Pelle: Il Futuro dell’Oleoturismo tra Benessere e Strategia La nostra Azienda ha partecipato al convegno “OLIO È BENESSERE” promosso da Città dell’Olio e Puglia promozione. promuovendo una prospettiva contemporanea sull’olio extravergine di oliva, presentandolo come ingrediente capace di estendere il suo valore ben oltre la tavola. Di Redazione ad EVOLIO Expo 2026, il tema del benessere è stato declinato come un’esperienza che coinvolge corpo, mente e territorio, con un focus particolare sull’EVO made in Puglia, tra proprietà nutrizionali, antiossidanti e applicazioni cosmetiche. Nel corso dell’incontro è emerso con chiarezza che l’olio non è solo un prodotto della tradizione, ma un ponte tra storia e innovazione: un elemento che può essere al centro di nuovi modelli di sviluppo, in cui salute, bellezza e sostenibilità si intrecciano. Le storie di successo presentate hanno raccontato esempi concreti di come l’olio possa trasformarsi in strumento di cura e bellezza. La dimostrazione pratica di massaggio a cura di Maria Marzano dell’Accademia di Estetica Total Look di Andria, realizzata con le creme viso e corpo della Pellegrino 1890, ha mostrato come l’olio possa diventare ingrediente di trattamenti estetici, confermando la sua versatilità e la sua capacità di essere al centro di un’offerta wellness autentica. Quando pensiamo all’Olio Extravergine d’Oliva, la nostra mente corre subito alla tavola: una fetta di pane caldo, il profumo dell’erba tagliata, il sapore della nostra terra. L’olio EVO ha anche una seconda vita, un’anima che non nutriamo con la bocca, ma attraverso la pelle. Per la Pellegrino 1890, era presente all’incontro Maria Teresa Pellegrino, Founder della stessa Azienda, che con il suo intervento ha sottolineato che: “Parliamo di cosmetica d’eccellenza e di come questa possa diventare il volano di un oleoturismo moderno, capace di trasformare un’azienda agricola in una destinazione del desiderio. Perché l’olio EVO funziona nel beauty? Non è solo marketing, è biochimica. L’olio EVO è un concentrato di polifenoli, vitamina E e squalene, sostanze che combattono l’invecchiamento e riparano la barriera cutanea. A differenza di molti ingredienti sintetici, l’olio EVO ha un’affinità naturale con il nostro sebo. Usare una crema all’olio EVO significa offrire un “elisir di giovinezza” che affonda le radici nella tradizione millenaria del Mediterraneo. Non stiamo vendendo solo una crema; stiamo vendendo salute e autenticità. La mia idea di oleoturismo non può più limitarsi alla degustazione nel bicchierino di plastica. Il turista di oggi cerca il benessere totale. Immaginate l’impatto di un’experience che unisca: Un massaggio tra gli ulivi con olio tiepido. Un laboratorio di creazione di un balsamo naturale. Il racconto del legame tra la cura dell’albero e la cura di sé. Queste attività aumentano il valore percepito del brand e creano un legame emotivo indissolubile. Chi prova il benessere dell’olio sulla propria pelle non dimenticherà mai l’azienda che glielo ha fatto scoprire. Tuttavia, dobbiamo essere onesti. Esiste un divario tra questo potenziale enorme e la realtà dei fatti. La mia personale difficoltà nel proporre experience di questo tipo, che comunque mi accomunano a tante altre aziende, risiede nel trasformare questa visione in business concreto per due motivi principali: Mancanza di Know-how Turistico: Saper produrre un olio da 95 punti sulla guida non significa saper accogliere un turista. Il turismo richiede competenze di marketing, gestione dell’accoglienza, lingue straniere e storytelling. Molti produttori parlano ancora il linguaggio dell’agricoltura, mentre il turista parla il linguaggio dell’emozione. Frammentazione e Carenza di Programmazione: Un’azienda, da sola, non può essere una destinazione. Qui emerge il limite della programmazione territoriale, sia a livello locale che regionale.  Spesso mancano percorsi segnalati, pacchetti integrati e una visione strategica che metta l’oleoturismo al centro dell’agenda politica e promozionale. Senza una rete, l’eccellenza rimane isolata e difficile da vendere.E quindi spesso le mie proposte di experience, soprattutto quelle più “ardite” come il “body care” non hanno sempre i risultati sperati. Anche perché richiedono professionalità non presenti in azienda, come in questo caso un terapista del benessere. In conclusione, la cosmetica a base di olio EVO e le esperienze di benessere sono la chiave per destagionalizzare il turismo e aumentare i margini di profitto delle aziende agricole. Ma per vincere questa sfida, dobbiamo passare dall’improvvisazione alla programmazione. Le aziende devono investire in formazione e le istituzioni devono smettere di considerare l’olio solo come un prodotto alimentare, iniziando a vederlo come il pilastro di un’offerta turistica integrata. L’olio EVO è il nostro oro. È tempo di smettere di usarlo solo per condire e iniziare a usarlo per brillare sul mercato globale del turismo esperienziale. HOME PAGE BLOG

Coratina, la varietà olivicola che rompe gli schemi

Coratina, la varietà olivicola che rompe gli schemi Un viaggio intorno ad una delle cultivar per eccellenza del patrimonio olivicolo italiano, capace di produrre un olio straordinario, con il cuore nella Puglia e la visione nel mondo © L’Olivo News (https://olivonews.it/)   C’è un’isola felice nel panorama dell’olivicoltura italiana, è in Puglia tra le provincia di Bari, Barletta, Andria e Trani, un’isola coperta da milioni di olivi della varietà Coratina, che prende il nome da una città, Corato, intorno alla quale vivono da secoli milioni e milioni di olivi di questa varietà straordinaria legata al tempo ma pronta a vivere il futuro. La Pianta Madre Lungo la strada da Corato ad Andria, a un certo punto, sulla sinistra appare maestosa la Pianta Madre della Coratina, alta circa 20 metri, con una circonferenza di 10; non è sola, intorno ha tanti giovani olivi. Domina il paesaggio con la rigogliosità e la ricchezza dei suoi rami, caratteristici della cultivar. Nei secoli il suo tronco ha perso la compattezza e si è diviso in quattro branche che ogni anno si caricano di frutti fino alla cima a conferma dell’altissima produttività della Coratina. L’età della pianta non è documentata, quindi è impossibile determinarla con precisione. Tuttavia, confrontandola con altre piante menzionate in documenti storici, gli studiosi hanno stimato che l’olivo di Corato, l’orto di Getsemani e la Valle dei Templi di Agrigento siano coetanee Di conseguenza la Pianta Madre della Coratina dovrebbe avere almeno mille anni, ma il primo a parlarne fu nel 1883 Girolamo Caruso, agronomo, professore e Rettore della Regia Facoltà di Agraria di Pisa, nella monografia “Dell’ulivo”. Da Corato a Coratina Milioni di olivi di Coratina popolano oggi le province di Bari, Barletta, Andria e Trani. Olivi sfuggiti alla Xylella, batterio dal quale si stanno comunque difendendo perché dopo aver distrutto l’olivicoltura salentina, sta risalendo la Puglia: “Abbiamo bisogno di sinergia tra gli olivicoltori” – spiega Biagio Tedone, giovane agronomo e olivicoltore di Ruvo di Puglia – “i monitoraggi costanti stanno dimostrando che la Xylella è ancora presente e dobbiamo reagire tempestivamente attuando tutti insieme le pratiche agricole necessarie, altrimenti…”. Una terra questa dove per troppo tempo, dall’olivo si è preso l’olio che veniva, sfruttando commercialmente le caratteristiche della varietà, il carattere di amaro e piccante, ricercati in altre regioni per dare forza a oli che non ne avevano. Per troppo tempo si è coltivata una tradizione che, per dirla con Gustav Mahler, era “…culto delle ceneri, piuttosto che custodia del fuoco”. Ora all’indolenza si è sostituito l’attivismo, alla staticità l’innovazione. Gli studi e la conoscenza stanno dando energia a nuova a giovani olivicoltori, stimolati dalle straordinarie caratteristiche della Coratina e dell’olio che se ne può ottenere. Un olio straordinario “La Coratina è la varietà in assoluto più coltivata in Italia – spiega Barbara Alfei, curatrice e anima della Rassegna Nazionale degli Oli Monovarietali -. “Offre un olio molto ricco sia di acido oleico che di polifenoli; fruttato medio/intenso, dal carattere deciso, con sentori freschi di mandorla e carciofo. La produttività è elevata e costante, l’invaiatura tardiva e scalare, dall’apice. Grazie all’impegno di olivicoltori che hanno abbandonato le consuetudini per dare fiducia alla varietà, oggi si estrae un olio straordinario”. Risultati così straordinari che da tempo ormai gran parte dell’Italia olivicola, penalizzata da un sistema colturale frammentato e in progressivo abbandono, si approvvigiona nel nord della Puglia acquistando olive spesso a prezzi molto elevati, al punto che molti olivicoltori pugliesi non pensano più all’olio, avendo trovato molto più conveniente la vendita delle olive. Insomma, da olivicoltori a frutticoltori, lasciano ad altri il ‘problema’ dell’olio, che in realtà è un ‘tesoro’. Ma c’è chi guarda lontano e non acquista olive, ma pianta olivi, non solo in Puglia, anche in altri Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo HOME PAGE BLOG

Olio extravergine di oliva biologico: quattro regioni guidano la produzione italiana

Olio extravergine di oliva biologico: quattro regioni guidano la produzione italiana © L’Olivo News (https://olivonews.it/)   L’olio extravergine di oliva biologico italiano continua a crescere, ma resta concentrato in poche aree del Paese. Secondo l’ultimo report del portale SIAN, oltre l’80% delle giacenze nazionali è detenuto da sole quattro regioni: Puglia, Sicilia, Calabria e Toscana.Un dato che conferma il forte legame tra olio bio e territorio, evidenziando le aree più vocate dell’olivicoltura italiana.  Il biologico nell’olio di oliva: una nicchia in crescita Nonostante rappresenti ancora una quota limitata del comparto oleario, inferiore al 15% della produzione nazionale, l’olio biologico mostra segnali di forte espansione. Le 30.105 tonnellate complessive registrate, di cui solo 83 tonnellate di olio vergine, segnano infatti una crescita del 40,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un trend positivo che riflette l’aumento della domanda di olio extravergine di oliva biologico italiano, sempre più apprezzato per qualità, sostenibilità e tracciabilità. Oltre il 90% dell’olio biologico è conservato in forma sfusa, a dimostrazione di una filiera ancora orientata principalmente allo stoccaggio e alla successiva commercializzazione. Le regioni protagoniste dell’olio extravergine di oliva biologico Dal punto di vista geografico, la Puglia si conferma prima regione italiana per giacenze di olio biologico, con 9.614 tonnellate, pari a quasi il 32% del totale nazionale. Seguono: Sicilia con 5.601 tonnellate (18,6%) Calabria con 5.260 tonnellate (17,6%) Toscana con 4.045 tonnellate (13,4%) Chiudono la classifica, ma con numeri comunque significativi, Umbria (1.565 tonnellate) e Liguria (1.054 tonnellate), territori storicamente legati alla produzione di olio extravergine di oliva di qualità. Olio biologico e territori: una risorsa strategica La concentrazione dell’olio extravergine di oliva biologico in poche regioni mette in luce l’importanza del radicamento territoriale, della vocazione agricola e delle pratiche sostenibili. Elementi chiave per rafforzare il valore del Made in Italy agroalimentare sui mercati nazionali e internazionali. Origine dell’olio biologico: prevale il Made in Italy La maggior parte delle giacenze biologiche è di origine italiana. Nel dettaglio: 24.500 tonnellate (circa l’81% del totale) sono di olio biologico italiano poco più dell’11% proviene da Paesi dell’Unione Europea la quota restante riguarda olio extra UE o blend di origine estera HOME PAGE BLOG

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