Coratina, la varietà olivicola che rompe gli schemi

Coratina, la varietà olivicola che rompe gli schemi Un viaggio intorno ad una delle cultivar per eccellenza del patrimonio olivicolo italiano, capace di produrre un olio straordinario, con il cuore nella Puglia e la visione nel mondo © L’Olivo News (https://olivonews.it/)   C’è un’isola felice nel panorama dell’olivicoltura italiana, è in Puglia tra le provincia di Bari, Barletta, Andria e Trani, un’isola coperta da milioni di olivi della varietà Coratina, che prende il nome da una città, Corato, intorno alla quale vivono da secoli milioni e milioni di olivi di questa varietà straordinaria legata al tempo ma pronta a vivere il futuro. La Pianta Madre Lungo la strada da Corato ad Andria, a un certo punto, sulla sinistra appare maestosa la Pianta Madre della Coratina, alta circa 20 metri, con una circonferenza di 10; non è sola, intorno ha tanti giovani olivi. Domina il paesaggio con la rigogliosità e la ricchezza dei suoi rami, caratteristici della cultivar. Nei secoli il suo tronco ha perso la compattezza e si è diviso in quattro branche che ogni anno si caricano di frutti fino alla cima a conferma dell’altissima produttività della Coratina. L’età della pianta non è documentata, quindi è impossibile determinarla con precisione. Tuttavia, confrontandola con altre piante menzionate in documenti storici, gli studiosi hanno stimato che l’olivo di Corato, l’orto di Getsemani e la Valle dei Templi di Agrigento siano coetanee Di conseguenza la Pianta Madre della Coratina dovrebbe avere almeno mille anni, ma il primo a parlarne fu nel 1883 Girolamo Caruso, agronomo, professore e Rettore della Regia Facoltà di Agraria di Pisa, nella monografia “Dell’ulivo”. Da Corato a Coratina Milioni di olivi di Coratina popolano oggi le province di Bari, Barletta, Andria e Trani. Olivi sfuggiti alla Xylella, batterio dal quale si stanno comunque difendendo perché dopo aver distrutto l’olivicoltura salentina, sta risalendo la Puglia: “Abbiamo bisogno di sinergia tra gli olivicoltori” – spiega Biagio Tedone, giovane agronomo e olivicoltore di Ruvo di Puglia – “i monitoraggi costanti stanno dimostrando che la Xylella è ancora presente e dobbiamo reagire tempestivamente attuando tutti insieme le pratiche agricole necessarie, altrimenti…”. Una terra questa dove per troppo tempo, dall’olivo si è preso l’olio che veniva, sfruttando commercialmente le caratteristiche della varietà, il carattere di amaro e piccante, ricercati in altre regioni per dare forza a oli che non ne avevano. Per troppo tempo si è coltivata una tradizione che, per dirla con Gustav Mahler, era “…culto delle ceneri, piuttosto che custodia del fuoco”. Ora all’indolenza si è sostituito l’attivismo, alla staticità l’innovazione. Gli studi e la conoscenza stanno dando energia a nuova a giovani olivicoltori, stimolati dalle straordinarie caratteristiche della Coratina e dell’olio che se ne può ottenere. Un olio straordinario “La Coratina è la varietà in assoluto più coltivata in Italia – spiega Barbara Alfei, curatrice e anima della Rassegna Nazionale degli Oli Monovarietali -. “Offre un olio molto ricco sia di acido oleico che di polifenoli; fruttato medio/intenso, dal carattere deciso, con sentori freschi di mandorla e carciofo. La produttività è elevata e costante, l’invaiatura tardiva e scalare, dall’apice. Grazie all’impegno di olivicoltori che hanno abbandonato le consuetudini per dare fiducia alla varietà, oggi si estrae un olio straordinario”. Risultati così straordinari che da tempo ormai gran parte dell’Italia olivicola, penalizzata da un sistema colturale frammentato e in progressivo abbandono, si approvvigiona nel nord della Puglia acquistando olive spesso a prezzi molto elevati, al punto che molti olivicoltori pugliesi non pensano più all’olio, avendo trovato molto più conveniente la vendita delle olive. Insomma, da olivicoltori a frutticoltori, lasciano ad altri il ‘problema’ dell’olio, che in realtà è un ‘tesoro’. Ma c’è chi guarda lontano e non acquista olive, ma pianta olivi, non solo in Puglia, anche in altri Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo HOME PAGE BLOG

Olio extravergine di oliva biologico: quattro regioni guidano la produzione italiana

Olio extravergine di oliva biologico: quattro regioni guidano la produzione italiana © L’Olivo News (https://olivonews.it/)   L’olio extravergine di oliva biologico italiano continua a crescere, ma resta concentrato in poche aree del Paese. Secondo l’ultimo report del portale SIAN, oltre l’80% delle giacenze nazionali è detenuto da sole quattro regioni: Puglia, Sicilia, Calabria e Toscana.Un dato che conferma il forte legame tra olio bio e territorio, evidenziando le aree più vocate dell’olivicoltura italiana.  Il biologico nell’olio di oliva: una nicchia in crescita Nonostante rappresenti ancora una quota limitata del comparto oleario, inferiore al 15% della produzione nazionale, l’olio biologico mostra segnali di forte espansione. Le 30.105 tonnellate complessive registrate, di cui solo 83 tonnellate di olio vergine, segnano infatti una crescita del 40,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un trend positivo che riflette l’aumento della domanda di olio extravergine di oliva biologico italiano, sempre più apprezzato per qualità, sostenibilità e tracciabilità. Oltre il 90% dell’olio biologico è conservato in forma sfusa, a dimostrazione di una filiera ancora orientata principalmente allo stoccaggio e alla successiva commercializzazione. Le regioni protagoniste dell’olio extravergine di oliva biologico Dal punto di vista geografico, la Puglia si conferma prima regione italiana per giacenze di olio biologico, con 9.614 tonnellate, pari a quasi il 32% del totale nazionale. Seguono: Sicilia con 5.601 tonnellate (18,6%) Calabria con 5.260 tonnellate (17,6%) Toscana con 4.045 tonnellate (13,4%) Chiudono la classifica, ma con numeri comunque significativi, Umbria (1.565 tonnellate) e Liguria (1.054 tonnellate), territori storicamente legati alla produzione di olio extravergine di oliva di qualità. Olio biologico e territori: una risorsa strategica La concentrazione dell’olio extravergine di oliva biologico in poche regioni mette in luce l’importanza del radicamento territoriale, della vocazione agricola e delle pratiche sostenibili. Elementi chiave per rafforzare il valore del Made in Italy agroalimentare sui mercati nazionali e internazionali. Origine dell’olio biologico: prevale il Made in Italy La maggior parte delle giacenze biologiche è di origine italiana. Nel dettaglio: 24.500 tonnellate (circa l’81% del totale) sono di olio biologico italiano poco più dell’11% proviene da Paesi dell’Unione Europea la quota restante riguarda olio extra UE o blend di origine estera HOME PAGE BLOG

PELLEGRINO 1890 srl

P.IVA: 07911550726
REA: BA – 590680

TEL: 0883 569770

Edit by Pellegrino 1890 Srl

Spedizione gratuita per ordini superiori a  100.00